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	<title>HwChannel.it - Il blog di XtremeHardware &#187; Featured</title>
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	<description>Approfondimenti su Recensioni e News pubblicate su XtremeHardware.it</description>
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		<title>Facciamo un po&#8217; di luce sui Reflective Displays</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 17:43:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Siamo ormai in piena primavera, ed entrare in ufficio con queste belle giornate di sole è davvero triste. Ognuno nella sua vita ha fatto le sue scelte, ma non sempre ci si rende conto di dover passare le giornate davanti ad un monitor. Non che non mi piaccia, beninteso: il problema non è alla radice. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/512/facciamo-un-po-di-luce-sui-reflective-displays/" title="Link to Facciamo un po' di luce sui Reflective Displays"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/YPcoFC.png" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Siamo ormai in piena primavera, ed entrare in ufficio con queste belle giornate di sole è davvero triste. Ognuno nella sua vita ha fatto le sue scelte, ma non sempre ci si rende conto di dover passare le giornate davanti ad un monitor. Non che non mi piaccia, beninteso: il problema non è alla radice. Forse è solo uno sfizio, un capriccio primaverile. Ma essendo costretto in questi giorni a lavorare al pc, magari dovendo solo scrivere un documento, mi piacerebbe poterlo fare all&#8217;aria aperta. Perché non lo faccio? Perché non prendo il mio netbook e non vado a scrivere all&#8217;aria aperta? Perché ci ho già provato tempo fa, e so che non potrei stare più di cinque minuti a cercare di vedere qualcosa da un monitor LCD. La tecnologia attuale ci offre ormai grandi opportunità per lavorare all&#8217;aria aperta:</p>
<ul>
<li>Internet a portata di mano con wi-fi, UMTS o, in un futuro non troppo lontano, Wi-Max</li>
<li>Netbook o notebook CULV, ultra leggeri e con durata della batteria davvero elevata.</li>
<li>&#8230;</li>
</ul>
<p>Con tutto lo sforzo possibile non riesco ad immaginare altre necessità. Un netbook, o a limite un notebook CULV è in grado di poter gestire il 95% della mia attività al computer. Salvo la nota dolente, il monitor che mi impedisce di lavorare all&#8217;aria aperta.</p>
<p>Nonostante lo sviluppo delle tecnologie relative all’LCD, quali la recente retroilluminazione LED che permette di ridurre i consumi e di aumentare il contrasto, la limitazione dell’LCD per un utilizzo in condizioni di forte luce è intrinseca. Il problema è dovuto proprio al principio di funzionamento dei display retroilluminati che visualizzano le immagini filtrando selettivamente la luce proveniente da dietro al pannello. Quando ci troviamo all&#8217;esterno di un edificio, la luce proveniente dal sole è molto più forte di quella emessa dal pannello, la quale risulterà quasi impercettibile in confronto a quella riflessa dagli oggetti circostanti. E probabilmente lo schermo stesso andrà a riflettere molta più luce di quanta ne trasmette, ma quella riflessa sarà inevitabilmente di colore bianco. Sfruttando la riflessione della luce dell’ambiente invece di quella posteriore al pannello è possibile ottenere la stessa luminosità degli oggetti circostanti. Ovviamente l’obiettivo è quello di riflettere la luce solo in determinate zone e di un certo colore in modo da poter ricreare le immagini come accade sui display tradizionali. Nei display LCD questa cosa è realizzata con dei filtri dei tre colori fondamentali, Red Green e Blue (RGB), in cui ciascuno varia il suo effetto in base al colore necessario. Ciò che si cerca di fare con i display riflettevi è più o meno la stessa cosa ma con la differenza che la luce invece di filtrare da dietro in questo caso deve essere riflessa.</p>
<p>Ci sono diverse tecnologie sviluppate per i display riflettevi. Una delle più promettenti sempra essere la tecnologia Electrowetting di Liquavista, un’azienda nata da uno spin-off di un laboratorio di ricerca della nota multinazionale Philips. La tecnologia elettrowetting si basa sul principio della tensione superficiale. La tensione superficiale è quel fenomeno che tende a tenere coese le molecole di un liquido in che si trova su una superficie di un altro materiale. Un esempio è una goccia d’acqua sulla superficie di un materiale idrofobo (tipo quelle tovaglie antimacchia che spesso si trovano nei ristoranti). Una interessante proprietà su cui si basano questi display è data dal fatto che applicando una differenza di potenziale elettrico alla goccia e al materiale sottostante, la tensione superficiale tende a diminuire. In tal senso immaginando di utilizzare di applicare un elettrodo di una pila di 9V alla goccia e l’altro elettrodo al di sotto del materiale idrofobo isolante, dovremmo poter vedere la goccia d’acqua distendersi sulla superficie del materiale (da cui elettrowetting, letteralmente bagnare con l’elettricità).</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista2.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-539" title="liquavista2" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista2.png" alt="" width="683" height="367" /></a></p>
<p>Il principio ovviamente non è sfruttato direttamente con l’acqua ma viene utilizzato un olio speciale colorato adagiato su un materiale idrofobo a cui è attaccato a causa della tensione superficiale. L’olio è confinato all’interno di ciascun pixel trattenuto da una specie di muretto. Al di sopra dell’olio c’è acqua racchiusa da un vetro o da un materiale plastico. Applicando una differenza di potenziale tra l’acqua e un elettrodo disposto al di sotto del pixel, l’acqua tende a bagnare lo strato idrofobo facendo spostare la goccia di colore lateralmente e lasciando quindi a nudo la superficie sottostante del pixel. In questo modo il colore visibile è a seconda della tensione il colore dell’olio o quello del substrato sottostante o un misto tra i due.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-540" title="liquavista" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista.png" alt="" width="743" height="739" /></a></p>
<p>Con questo principio di funzionamento è possibile costruire due tipi di display. Uno è di tipo classico a singolo layer e in cui ogni cella è segmentata in 3 subpixel sormontati da un filtro RGB. Il colore dell’olio in questo caso è nero in modo che in condizioni normali la luce viene assorbita e il monitor è spento, mentre quando un colore deve essere visualizzato l’olio viene ritratto dal subpixel e la luce riflessa dal substrato sottostante e filtrata dal filtro in cima al subpixel. Questo tipo di architettura è molto vantaggiosa in termini economici perché permette di riutilizzare molti dei componenti dei classici LCD. Il costo di transizione a questi nuovi tipi di pannelli sarebbe dunque molto basso. Inoltre questo tipo di monitor è molto sottile e permette anche di ottenere monitor flessibili. L’unica accortezza è sullo spessore dell’acqua che deve essere abbastanza alto da non permettere il contatto dell’olio con la superficie superiore quando questo è completamente ritratto.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista3.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-541" title="liquavista3" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista3.png" alt="" width="641" height="146" /></a></p>
<p>Il secondo tipo di monitor prevede l’utilizzo di tre layer CMY (ciano magenta e giallo gli stessi tre  colori fondamentali utilizzati dalle stampanti a getto di inchiostro). Due di questi layer sono affacciati e condividono lo stesso strato di acqua. Con questa configurazione è possibile raggiungere una migliore luminosità e una gamma di colori superiore a quella dei display a singolo layer.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista4.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-542" title="liquavista4" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/05/liquavista4.png" alt="" width="433" height="270" /></a></p>
<p>I vantaggi di questa tecnologia sono davvero molti. Ridisegnano totalmente il modo di concepire i monitor fornendo una esperienza unica per l’utente. I colori in condizione di forte  illuminazione sono più vivi, paragonabili a quelli della carta stampata, la visione è ottimale da qualsiasi angolazione. Un’altra importante caratteristica di questi monitor è il consumo molto ridotto cosa che si sposa perfettamente con la necessità di una maggiore autonomia dei dispositivi mobile.</p>
<p>I consumi ridotti sono ottenuti grazie alla notevole capacità isolante del materiale idrofobo che impedisce le perdite di corrente durante il processo di elettrowetting. Altra caratteristica molto interessante è la velocità di transizione davvero buona, che permette tranquillamente di visualizzare un video senza mostrare scie o rallentamenti (cosa che affligge molte altre tecnologie riflettive)</p>
<p>Se le proprietà sono così buone, i costi di produzione così ridotti, perché non troviamo ancora questi monitor in commercio? Beh qualcosa da migliorare ancora c’è evidentemente. In particolare le tensioni operative sono un po’ alte, e l’elettrowetting richiede circa 20 Volt per schiacciare completamente la goccia di olio colorato. Tensioni un po’ alte che al momento non sono compatibili con i circuiti di alimentazione degli attuali monitor LCD.</p>
<p>Siamo sicuri però che un breve periodo di ricerca sarà sufficiente per trovare dei materiali dalla proprietà migliori ottenendo così un prodotto in grado di trovare largo utilizzo nel settore dei dispositivi mobile.</p>
<p>Per concludere vi proponiamo due video che mostrano due prototipi di eReader equipaggiati con la tecnologia Liquavista Color:</p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/eIjVMvJhhMY&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/eIjVMvJhhMY&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/nyUFfSkIUzk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/nyUFfSkIUzk&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Storia dei dissipatori: evoluzione della meccanica e del design. Parte 2 (2004-2006)</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Mar 2010 15:38:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel precedente articolo abbiamo presentato i primi dissipatori destinati al mercato retail, facendo un piccolo riassunto dell&#8217;affascinante evoluzione che ha subito questo mercato negli anni 2000-2003. Oggi cercheremo di continuare questa storia fino ad arrivare quasi ai nostri giorni, concentrandoci sulle pietre miliari dell&#8217;evoluzione e tralasciando, per ovvi motivi, alcuni dei dissipatori prodotti da questo vorticoso settore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/472/storia-dei-dissipatori-evoluzione-della-meccanica-e-del-design-parte-2-2004-2006/" title="Link to Storia dei dissipatori: evoluzione della meccanica e del design. Parte 2 (2004-2006)"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/n21IEy.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Nel precedente <a href="http://www.hwchannel.it/featured/168/storia-dei-dissipatori-evoluzione-della-meccanica-e-del-design-parte-1-2000-2003/">articolo </a>abbiamo presentato i primi dissipatori destinati al mercato retail, facendo un piccolo riassunto dell&#8217;affascinante evoluzione che ha subito questo mercato negli anni 2000-2003. Oggi cercheremo di continuare questa storia fino ad arrivare quasi ai nostri giorni, concentrandoci sulle pietre miliari dell&#8217;evoluzione e tralasciando, per ovvi motivi, alcuni dei dissipatori prodotti da questo vorticoso settore in continua espansione.</p>
<p>Siamo dunque nel 2004, Amd ha da poco introdotto i Socket 939 e 940 e la fortunata serie di processori Opteron, gioia degli overclocker più incalliti. Anche Intel si prepara al passaggio al Socket 775, aumentando le frequenze di lavoro della sua architettura NetBurst e, inevitabilmente, anche il calore prodotto dalle sue cpu. I dissipatori crescono quindi in dimensione e, spinto dal cambio di socket, il mercato si anima di nuova vita. Il primo dissipatore a crescere in dimensioni e peso è stato probabilmente lo Zalman CNPS-7000-Cu. Interamente in rame, il suo peso al momento dell&#8217;uscita è da record: ben 773 grammi. La ventola è da 92mm, regolabile tra 1300 e 2400rpm grazie al potenziometro in dotazione. Una versione composita Al-Cu, era destinata ad una fascia più bassa di prezzo e prestazioni, pur mantenendo una struttura simile.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70001.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-474" title="z70001" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70001.jpg" alt="" width="450" height="380" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70001.jpg"></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70002.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-475" title="z70002" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70002.jpg" alt="" width="500" height="380" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70008.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-476" title="z70008" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/z70008.jpg" alt="" width="400" height="297" /></a></p>
<p>In tutta risposta, Thermalright presenta il famoso XP-120, dissipatore in rame e alluminio nickelato, molto più leggero dello Zalman CNPS7000, ma anche più performante, grazie alle sue 5 generose heatpipes. Può ospitare inoltre una ventola da 120mm di diametro, e questo è sicuramente un altro fattore che ne ha decretato il successo.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/Top_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-477" title="Top_01" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/Top_01.jpg" alt="" width="450" height="251" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/Bottom_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-478" title="Bottom_01" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/Bottom_01.jpg" alt="" width="450" height="325" /></a></p>
<p>Il disegno riprende un po&#8217; quello del precedente e più massiccio SP-94, interamente in rame:</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/94+97.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-479" title="94+97" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/94+97.jpg" alt="" width="450" height="277" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/tr-sp94.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-480" title="tr-sp94" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/tr-sp94.jpg" alt="" width="400" height="214" /></a></p>
<p>Una versione in miniatura dell&#8217;XP 120, ma del tutto rispettabile, è l&#8217;<a href="http://www.xtremehardware.it/recensioni/dissipatori/recensione-thermalright-xp-90-2006080919/">XP90</a>:</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/cooler.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-481" title="cooler" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/cooler.jpg" alt="" width="450" height="347" /></a></p>
<p>Zalman non resta a guardare e lancia uno dei primi dissipatori a torre: lo Zalman CNPS9500-<strong>LED</strong>. La rivoluzione è alle porte. Sebbene rimangano il rame e il disegno radiale delle alette, il corpo del dissipatore si stacca per la prima volta dalla cpu posizionando la ventola in verticale. Tutto ciò è permesso dalle heatpipes che vanno a convogliare il calore dalla base verso le alette, in modo più efficiente della conduzione statica offerta dal metallo. Il vantaggio è notevole. Il dissipatore può crescere in dimensioni e, soprattutto, il flusso d&#8217;aria delle ventole del case va ad &#8220;omogeneizzarsi&#8221; con quello del dissipatore, evitando che l&#8217;aria calda ristagni nel case. Un&#8217;altra piccola rivoluzione è l&#8217;introduzione dei LED, novità abbastanza importante da aggiudicarsi un posticino nel nome stesso del dissipatore. L&#8217;estetica diventa sempre più importante a livello di marketing e la nascita di case finestrati impone agli appassionati di modding l&#8217;acquisto di un dissipatore dal forte impatto estetico.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/63042fe.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-482" title="63042fe" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/63042fe.jpg" alt="" width="800" height="737" /></a></p>
<p>Anche Thermalright propone una soluzione a torre: l&#8217;<a href="http://www.xtremehardware.it/recensioni/dissipatori/recensione-thermalright-hr-01-20060904113/">HR-01</a>. Quattro Heatpipes e ancora alluminio e rame nickelato. Sicuramente non è passato alla storia come il successivo Ultra 120. Probabilmente il Dissipatore a torre con la D maiuscola.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/hr-01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-483" title="hr-01" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/hr-01.jpg" alt="" width="600" height="717" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/hr-01-2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-484" title="hr-01-2" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/hr-01-2.jpg" alt="" width="600" height="1145" /></a><em>( Chi conosce quella scritta? )</em></p>
<p>Zalman e Thermalright non sono ovviamente gli unici produttori presenti sulla scena. Citiamo in questo periodo l&#8217;ottimo ThermalTake Big Typhoon, uno dei migliori dissipatori con ventola orizzontale. Ben 6 hetpipese un generoso radiatore in alluminio.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/big-typhoon.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-485" title="big typhoon" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/big-typhoon.jpg" alt="" width="760" height="680" /></a></p>
<p>Ottimo anche lo Scythe Ninja, massiccio dissipatore con 6 heatpipes disposte in modo incrociato.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ninja.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-486" title="ninja" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ninja.jpg" alt="" width="454" height="510" /></a></p>
<p>Sempre in questo periodo nasce Noctua, costola europea della Coreana Coolink. Il suo centro di progettazione austriaco produrrà i più silenziosi ed efficienti dissipatori a torre. Il debutto avviene con l&#8217;NH-U9 e l&#8217;NH-U12.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/nh-u9.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-487" title="nh-u9" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/nh-u9.jpg" alt="" width="450" height="451" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/compared.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-488" title="compared" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/compared.jpg" alt="" width="450" height="437" /></a></p>
<p>Infine non possiamo non citare Arctic Cooling, azienda che ha sempre prodotto dissipatori per la fascia bassa del mercato ma con un ottimo rapporto qualità prezzo. Risale a questo periodo il Freezer 64 successivamente aggiornato con la versione &#8220;Pro&#8221;. Non è di certo all&#8217;altezza dei più blasonati dissipatori eppure anche in questo caso siamo di fronte a una piccola pietra miliare. Ebbene sì: è il primo dissipatore <a href="http://www.xtremehardware.it/recensioni/dissipatori/recensione-arctic-cooling-freezer-64-%10-pro-2006080140/">recensito </a>da XtremeHardware, al tempo Amdclockers (pausa per lacrimuccia per chi ci segue da più tempo <img src='http://www.hwchannel.it/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':D' class='wp-smiley' />   ).</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/4.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-489" title="4" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/4.jpg" alt="" width="400" height="355" /></a></p>
<p>Siamo quasi in conclusione: ci avviciniamo al 2007 e ormai è storia di oggi. Prima di concludere ancora qualche innovazione da parte di Tuniq: il Tower-120, precursore dei <a href="http://www.hwchannel.it/featured/150/dissipatore-a-sandwich-non-solo-moda/">dissipatori a sandwich</a>.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/tuniqtower120.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-490" title="tuniqtower120" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/tuniqtower120.jpg" alt="" width="640" height="427" /></a></p>
<p>Timida apparizione da parte di Asus in un mondo che non è il suo. Propone il Silent Square, che non si rivela nulla di eccezionale.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/pic-411.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-491" title="pic-411" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/pic-411.jpg" alt="" width="450" height="450" /></a></p>
<p>Per oggi basta così, riprenderemo la narrazione dal 2007 parlando di una sorta di &#8220;meteora&#8221; nel mondo dei dissipatori: Zerotherm.</p>
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		<title>Starcraft 2: le ali della libertà</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 13:38:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novembre 1997: tredici anni fa un discreto gruppo di persone attendeva l&#8217;uscita di un gioco che sarebbe entrato nella storia. Il gruppo si chiamava &#8220;Operation: Can&#8217;t Wait Any Longer&#8221; e l&#8217;attesa di circa 3 anni per l&#8217;uscita del promettente Starcraft iniziava ad essere snervante. Il 31 marzo 1998 finisce quest&#8217;agonia, ma in compenso Starcraft era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/498/starcraft-2-le-ali-della-liberta/" title="Link to Starcraft 2: le ali della libertà"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/xtPKAU.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Novembre 1997: tredici anni fa un discreto gruppo di persone attendeva l&#8217;uscita di un gioco che sarebbe entrato nella storia. Il gruppo si chiamava &#8220;Operation: Can&#8217;t Wait Any Longer&#8221; e l&#8217;attesa di circa 3 anni per l&#8217;uscita del promettente Starcraft iniziava ad essere snervante. Il 31 marzo 1998 finisce quest&#8217;agonia, ma in compenso Starcraft era praticamente perfetto. Tanto da diventare uno dei giochi più venduti al mondo (11 milioni di copie) e sport nazionale in Corea del Sud. Difficile trovare un Real Time Strategy migliore. Difficile trovare un gioco che a distanza di dieci anni continua ancora ad appassionare nella sua versione graficamente ormai super-obsoleta.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/starcraft2.png"><img class="aligncenter size-large wp-image-501" title="starcraft2" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/starcraft2-1024x351.png" alt="" width="1024" height="351" /></a></p>
<p>L&#8217;attesa di Starcraft 2 è ancora più snervante, ma il lancio è alle porte. La Closed Beta è iniziata, numerosi e avvincenti gameplay e battle report sono già disponibili su Youtube. Starcraft è tornato, e &#8220;The Wings of Liberty&#8221; (le ali della libertà), stilizzate dal numero romano &#8220;II&#8221;, incateneranno al pc molti appassionati, che per lunghi anni hanno pregustato questo momento. E&#8217; chiaro che l&#8217;attesa è un&#8217;ottima politica di marketing, ciò che desideri da tanto tempo, che vedi di giorno in giorno avvicinarsi e allo stesso tempo allontanarti sempre di più, diventa un desiderio quasi morboso. Quando sarà sugli scaffali non potrai non comprarlo, non potrai scaricarlo. Se davvero credi nel lavoro svolto da Blizzard (che difficilmente ha deluso le aspettative dei suoi fan) è giusto ripagarla per l&#8217;impegno profuso. E poi non potrai non confrontarti in Battle.net con gli altri giocatori. Perché solo pochi giochi riescono a darti l&#8217;adrenalina di un multiplayer di Starcraft, una sfida studiata e preparata, che inizia dal primo secondo di gioco. Il più piccolo errore potrebbe essere fatale. Alla domanda &#8220;Sai giocare a Starcraft?&#8221; è difficile poter rispondere con un secco &#8220;Sì&#8221;. Saper giocare a Starcraft non significa saper costruire due o tre costruzioni base e mandare qualche unità al macello. E in effetti è un gioco in cui non finirai mai di imparare, in cui persino il più bravo giocatore deve rivedere le sue strategie di fronte ad una particolare combinazione di unità che non riesce a battere. Il fulcro del gioco è proprio quello. Non esiste una particolare combinazione di mosse che ti fa vincere. Magari ti può far vincere contro l&#8217;intelligenza artificiale, ma di certo non ti permette di vincere contro qualsiasi avversario umano. La parola chiave è proprio <strong>&#8220;equilibrio&#8221;. </strong>Non c&#8217;è una razza più forte, non ci sono unità nettamente più forti. Le unità che sembrano più inutili e meno convenienti potrebbero rivoluzionare una partita se utilizzate appropriatamente. Questo concetto è ben noto alla Blizzard e i lunghi tempi di sviluppo non sono di certo legati a problemi di programmazione. E&#8217; la ricerca di questo equilibrio che rende unico e inimitabile il gioco di strategia. E&#8217; un lavoro di labor limae che porta alla rimozione degli scompensi, dei bug e degli squilibri dei costi delle unità. Tutto è calcolato nel minimo dettaglio per fornire un&#8217;esperienza di gioco perfetta. E con tre razze in gioco, unità di terra e di aria, nonché l&#8217;aleatoria variabile dell&#8217;invisibilità non è facile creare i giusti equilibri.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ss5-hires.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-504" title="ss5-hires" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ss5-hires-e1267968736654.jpg" alt="" width="900" height="675" /></a></p>
<p>Starcraft 2 non sarà una rivoluzione. L&#8217;intento è quello di bissare il successo del primo episodio e della sua espansione Broodwar, mantenendo quel delicato equilibrio tra le razze. Rinnovata la grafica, ma immutata la modalità di gioco. La visione di gioco è sempre in &#8220;2D&#8221; con possibilità di ruotare e zoomare come in Warcraft 3. Ovviamente ci saranno nuove unità e nuove strategie da applicare, come pure effetti speciali migliorati. E altrettanto ovviamente continueranno le campagne, proseguendo la storia lasciata appesa ad un filo delle tre razze Terran, Zerg e Potross, sull&#8217;orlo dell&#8217;estinzione a causa delle laceranti lotte. La storia si promette ancora una volta molto avvincente, questa volta con la possibilità di cambiarla a seconda delle nostre scelte di gioco. Grande attenzione dunque anche alla modalità single player, per regalare una esperienza di gioco del tutto completa.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ss126-hires.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-503" title="ss126-hires" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/ss126-hires-e1267968573502.jpg" alt="" width="900" height="509" /></a></p>
<p>Nel <a href="http://www.starcraft2.com/">sito ufficiale di Starcraft 2</a> sono stati aggiunti molti contenuti che vi permetteranno di immergervi nella suggestionante atmosfera di Starcraft. Per molti sarà un tuffo nel passato: suoni e unità ricorderanno avventure vissute ormai diversi anni fa. Ormai manca poco, il lancio è imminente. E intanto Blizzard prepara il sequel di  un altro best-seller: Diablo III.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/wall9-1024x768.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-505" title="wall9-1024x768" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/wall9-1024x768.jpg" alt="" width="1024" height="768" /></a></p>
<p>Vi lascio con questo battle report di Zerg vs Protoss, giusto per gustare le nuove meccaniche di gioco e la nuova grafica:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/-nSE0ElFqqQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/-nSE0ElFqqQ&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Voi saprete resistere? Io temo di no, ma per fortuna i ritardi della Blzzard mi hanno permesso di potermi laureare prima dell&#8217;uscita del gioco <img src='http://www.hwchannel.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>Intel Moorestown, l&#8217;Atom diventa ancora più Mobile</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 15:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
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		<description><![CDATA[Avevamo già accennato all&#8217;interesse da parte di Intel per le piattaforme UltraMobile come gli Smartphone e i Tablet Pc, parlando di MeeGo, il sistema operativo sviluppato in collaborazione con Nokia. Nello stesso articolo avevamo annunciato il lancio di Moorestown e Medfield, due piattaforme basate su Atom, ma caratterizzate da una notevole riduzione dei consumi e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/449/intel-moorestown-latom-diventa-ancora-piu-mobile/" title="Link to Intel Moorestown, l'Atom diventa ancora più Mobile"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/rXDLh1.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Avevamo già accennato all&#8217;interesse da parte di Intel per le piattaforme UltraMobile come gli Smartphone e i Tablet Pc, parlando di <a href="http://www.hwchannel.it/mobile/426/intel-e-nokia-lanciano-meego-sistema-operativo-per-cellulari-e-mid/">MeeGo, </a>il sistema operativo sviluppato in collaborazione con Nokia. Nello stesso articolo avevamo annunciato il lancio di Moorestown e Medfield, due piattaforme basate su Atom, ma caratterizzate da una notevole riduzione dei consumi e da un maggiore livello di integrazione a livello di System on Chip (SoC). In questo articolo cercheremo di entrare nel dettaglio dei due nuovi chip per capire se Intel sarà in grado di conquistare anche questo mercato.</p>
<p>Se le potenzialità di Atom si sono dimostrate piuttosto limitate per i netbook, il connubio Atom-cellulare potrebbe rivelare un successo inaspettato. Ovviamente l&#8217;attuale piattaforma Atom non garantisce un consumo abbastanza basso. neanche con l&#8217;ultimo aggiornamento Pine-Trail, che ha portato il processore grafico GMA all&#8217;interno della Cpu. Inoltre, come spiegato in questo  precedente<a href="http://www.hwchannel.it/featured/274/intel-memory-controller-integrato-ma-non-troppo/"> articolo</a>, la nuova architettura PineTrail non ha portato evidenti miglioramenti dal punto di vista delle prestazioni, nonostante il memory controller sia ora &#8220;integrato&#8221; nella cpu. La mancanza più grave di Atom è l&#8217;accelerazione hardware di contenuti multimediali, quali video in alta definizione compressi con codec H264 (il più utilizzato da youtube) e contenuti Flash. La <a href="http://siliconhive.com/Flex/News/Display.aspx?PageID=13276&amp;ID=5178">notizia </a>della collaborazione tra Intel e Silicon Hive, un&#8217;azienda olandese esperta in sviluppo di SoC per processamento di immagini e video, fa ben sperare sull&#8217;adozione di un acceleratore H264 nelle prossime piattaforme Moorestown e Medfield. Da questo punto di vista la concorrenza è molto spietata, con le piattaforme Nvidia Tegra e le nuove  Cpu Arm Cortex A9 in grado di fornire prestazioni superiori all&#8217;ormai invecchiata architettura Atom Menlow.</p>
<p>Vediamo innanzitutto gli obiettivi della roadmap intel. Il lancio di Moorestown è previsto proprio per il 2010 e a breve vedremo i primi esemplari di Mobile Internet Device e Smartphone di fascia alta equipaggiati con questo chip. L&#8217;arrivo di Medfield è invece previsto per il 2011, accompagnato dal passaggio al processo produttivo a 32nm che contribuirà ad un notevole abbassamento dei consumi e ad una riduzione delle dimensioni del chip e della scheda. Questo permetterà l&#8217;installazione anche negli smartphone più piccoli e non solo negli internet table con display piuttosto ampio.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_01.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-458" title="intel_medfield_moorestown_01" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_01.jpg" alt="" width="600" height="337" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_05.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-459" title="intel_medfield_moorestown_05" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_05.jpg" alt="" width="600" height="338" /></a></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-460" title="intel_medfield_moorestown_04" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_medfield_moorestown_04.jpg" alt="" width="600" height="337" /></a></p>
<p>Il chip principale di Moorestown sarà  Lincroft, che integrerà il Core  Bonnell utilizzata negli Atom della serie Z (Silverthorne). Affianco al core Bonnell troveremo il processore grafico, il memory controller, una zona dedicata alla decodifica di flussi video e il controller del display LCD. Ad un secondo chip (Langwell) verrà affidata solo la gestione delle periferiche di Input/Output, in modo del tutto simile a ciò che avviene nell&#8217;architettura Pinetrail. Effettivamente Moorestown assomiglia in tutto e per tutto a PineTrail, ma dovrebbe garantire consumi in idle molto inferiori: appena 20 mW stando a quanto dichiarato da Intel. Per la piattaforma Moorestown Intel propone anche Evans Peak, un terzo chip che dovrebbe occuparsi della connettività Wireless (Wi-fi, Blutooth, Wi-Max, 3G). Medfield dovrebbe integrare tutte le funzionalità di Moorestown all&#8217;interno di un unico chip, consentendo una notevole riduzione della dimensione della scheda.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_day3_slide_04.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-461" title="intel_day3_slide_04" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/intel_day3_slide_04.jpg" alt="" width="600" height="394" /></a></p>
<p>Nonostante le notevoli potenzialità, non è chiaro se queste due soluzioni riusciranno ad avere davvero successo. I partner interessati a Moorestown non sembrano molti, nonostante che la presentazione del progetto risalga al 2008. Per ora l&#8217;unico dispositivo funzionante basato su questa piattaforma è l&#8217;LG GW990, equipaggiato per il momento con il sistema operativo Moblin, in attesa del rilascio di MeeGo.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/lgz31dsc_00385.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-462" title="lgz31dsc_00385" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/lgz31dsc_00385-e1267890331316.jpg" alt="" width="700" height="464" /></a></p>
<p>Ecco un video che ne mostra il suo funzionamento:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/lyfTHHFJVtA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/lyfTHHFJVtA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Interessanti le capacità di multitasking e riproduzione video nonché l&#8217;accattivante interfaccia 3d del sistema operativo Moblin. Intanto al Cebit spunta anche un Tablet PC basato su Moorestown: Open Tablet 7.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/OpenTablet7_593x428.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-463" title="OpenTablet7_593x428" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/OpenTablet7_593x428.jpg" alt="" width="593" height="428" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/OpenTablet7_2piece_593x428.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-464" title="OpenTablet7_2piece_593x428" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/03/OpenTablet7_2piece_593x428.jpg" alt="" width="593" height="428" /></a></p>
<p>In entrambe i casi le specifiche rimangono sempre molto nebulose. Nessuna informazione sulle frequenze di clock, sugli effettivi consumi e sulle capacità di decodifica hardware di contenuti multimediali. Attendiamo con pazienza ulteriori sviluppi, cercando di capire se davvero Intel riuscira a contrastare ARM in questo settore.</p>
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		<title>Cos&#8217;è il cloud computing?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 14:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Featured]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
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		<description><![CDATA[I risultati del sondaggio &#8220;Sai cos&#8217;è il cloud computing?&#8221; sembra mostrare una buona conoscenza di questa &#8220;nuova&#8221; tecnologia. In realtà lo scarso numero di votazioni mi fa pensare che una buona parte di chi non fosse a conoscenza dell&#8217;argomento si sia astenuta dal partecipare al sondaggio. Mi sembra comunque doveroso fare una breve introduzione al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/434/cose-il-cloud-computing/" title="Link to Cos'è il cloud computing?"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/WjeRU8.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>I risultati del sondaggio &#8220;Sai cos&#8217;è il cloud computing?&#8221; sembra mostrare una buona conoscenza di questa &#8220;nuova&#8221; tecnologia. In realtà lo scarso numero di votazioni mi fa pensare che una buona parte di chi non fosse a conoscenza dell&#8217;argomento si sia astenuta dal partecipare al sondaggio. Mi sembra comunque doveroso fare una breve introduzione al Cloud computing prima di parlare in modo piu&#8217; dettagliato di Google Chrome OS.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/sondaggiocloud.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-442" title="sondaggiocloud" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/sondaggiocloud.png" alt="" width="302" height="424" /></a></p>
<p>Il Cloud Computing non è una vera e propria tecnologia. Si può dire che è più che altro un&#8217;idea che può essere realizzata con diverse tecnologie. Il principio di fondo è di utilizzare internet per sfruttare risorse hardware e software situate in remoto. Ciò significa che nel momento in cui utilizziamo un&#8217;applicazione basata sul cloud computing, essa non sarà in esecuzione direttamente sul nostro pc, ma il grosso dei calcoli sarà eseguito su un altro computer, generalmente un server in grado di servire un buon numero di utenti. La nuvola (Cloud) è il modo in cui a volte viene rappresentato Internet.  E &#8216; stato quindi proprio il concetto di utilizzare risorse dislocate in un posto qualunque della rete, a dare il nome al cloud computing. Inizialmente potrà sfuggirvi l&#8217;utilità si questo servizio ma probabilmente vi sarà già capitato di utilizzarlo. In effetti i Web Server molto spesso compiono qualcosa di molto simile. Ma proviamo ad essere un po&#8217; più specifici.  Ci sono tre diverse tipologie, o sarebbe meglio dire livelli, di cloud computing:</p>
<ul>
<li>Livello applicativo: Software as a Service (SaaS)</li>
<li>Livello di piattaforma: Platform as a Service (PaaS)</li>
<li>Livello di infrastruttra: Infrastructure as a Service (IaaS)</li>
</ul>
<p>Il primo livello di Cloud Computing (SaaS) si limita ad offrire un servizio a livello applicativo. Un esempio può essere appunto un WebServer che elabora i dati forniti dall&#8217;utente (tipicamente attraverso un browser) e restituisce i risultati di tale elaborazione, oppure che è in grado semplicemente immagazzinare dei dati. Da questo punto di vista anche Facebook o Myspace (e perché no, <a href="http://www.xtremeshack.com">XtremeShack</a>),  offrono un servizio di cloud computing permettendo di archiviare le nostre foto su un server remoto. Analizzeremo in seguito i problemi di sicurezza, accessibilità ed affidabilità che riguardano questi servizi.  Il secondo livello di cloud computing (PaaS), mette a disposizione un&#8217;intera piattaforma, a partire dal livello applicativo fino ad arrivare al sistema operativo vero e proprio che gira sul computer remoto, eventualmente in virtualizzazione. Su questa piattaforma sarà possibile utilizzare diversi applicativi, e in alcuni casi installarne da remoto di nuovi.  Il terzo livello ha accesso direttamente alle risorse hardware di un computer e permette di allocare risorse a piacimento secondo le proprie necessità. Una tecnologia simile all&#8217;Infrastructure as a Service è il Grid Computing (come Boinc e relativi progetti quali <a href=" http://www.worldcommunitygrid.org/reg/viewRegister.do?teamID=8196PXQH5Q1 ">World Community Grid</a>). Questa tipologia differisce per un diverso livello di utilizzo delle risorse hardware. Il calcolo distribuito basato su Grid computing tende infatti ad utilizzare tutte le risorse messe a disposizione, a volte allontanandosi dal concetto di fornire un vero e proprio servizio, puntando soltanto al completamento di un calcolo troppo complesso per un&#8217;unica postazione hardware. L&#8217;analogia con il cloud computing di terzo livello sta quindi soltanto nell&#8217;utilizzare risorse hardware dislocate in diverse parti della rete.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/cloud-computing.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-443" title="cloud computing" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/cloud-computing.png" alt="" width="640" height="494" /></a></p>
<p>E&#8217; ovvio che la definizione di cloud computing è piuttosto vaga, nel senso che può presentarsi sotto forme radicalmente diverse. Emergono comunque dei concetti che prescindono dalla tipologia di cloud computing e dalla specifica applicazione. Uno dei vantaggi principali è che l&#8217;utente non ha più necessità di un hardware potente per poter eseguire le operazioni. I calcoli vengono decentralizzati e all&#8217;utente vengono forniti soltanto i risultati delle operazioni richieste. In questo modo è possibile risparmiare sull&#8217;acquisto dell&#8217;hardware che diventa soltanto un problema del fornitore di servizi, che  però è in grado di allocare le risorse in modo più efficiente, fornendo contemporaneamente lo stesso servizio a diversi utenti. Sta poi al gestore del provider decidere come recuperare tale spesa. La maggior parte delle aziende professionali forniscono servizi a pagamento per utenze a sua volta professionali. Per il mercato consumer di massa è invece più difficile offrire servizi a pagamento e la strategia vincente è quella di recuperare le spese attraverso la pubblicità. Ovviamente ciò diventa remunerativo solo se si riesce a fornire della pubblicità molto mirata, cosa che a colossi come google e facebook riesce piuttosto facilmente grazie alle innumerevoli informazioni che hanno sui propri utenti. L&#8217;altro vantaggio non indifferente è la possibilità di accedere a queste applicazioni e a questi contenuti da qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi computer. La rottura del nostro computer non ci impedirà di poter accedere ai dati (a patto di averne un altro a disposizione), che saranno &#8220;ben&#8221; custoditi in un server dedicato.</p>
<p>Un dubbio sorge spontaneo: perché quel &#8220;ben&#8221; è tra virgolette? Quali sono i problemi di un tale approccio? Se ne potrebbe fare una lunga lista, ma effettivamente tutto dipende da come il provider decide di porvi rimedio. Citiamo per prima cosa il problema della privacy, non tanto perché è il primo in ordine di importanza, ma perché è quello di cui ci si preoccupa di più in questo periodo. E&#8217; ovvio che dal momento in cui mettiamo i nostri dati in mano ad un provider, questo sarà inevitabilmente in grado di analizzarli ed utilizzarli per lo meno all&#8217;interno del suo sistema. Tutto dipende dal livello di garanzia di segretezza che il gestore di servizi ci offre. Al di là delle possibili falle di Internet su cui le informazioni viaggiano, sperabilmente tappate dalle numerose estensioni per la sicurezza dello stack protocollare TCP-IP, rimane il problema che il provider stesso può essere soggetto ad attacchi mirati, e la protezione delle informazioni diventa tanto più fondamentale e costosa quanto più sono importanti i dati gestiti. Al di là di questi problemi di sicurezza, ci sono gli inevitabili problemi di affidabilità e di disponibilità del servizio. Dal momento in cui i nostri dati si trovano esclusivamente su un server remoto, è chiaro che se andassero persi sarebbe impossibile recuperarli e il danno sarebbe enorme anche per un utente domestico. Questo problema è &#8220;facilmente&#8221; aggirabile replicando i dati in diversi hard disk e possibilmente in diverse postazioni nel mondo, in modo che un danno fisico ad una particolare webfarm non comporti la perdita di tutti i dati ivi presenti. L&#8217;altro problema di disponibilità del servizio è di natura molto simile: un problema di natura hardware o software potrebbe compromettere il funzionamento di un server, rendendo impossibile agli utenti l&#8217;accesso ai servizi offerti. Ovviamente anche questo problema può essere risolto in modo analogo al precedente, replicando le infrastrutture che dovranno offrire i servizi all&#8217;utente.</p>
<p>I problemi sono dunque molteplici e aggirabili soltanto a patto di investire molto nelle infrastrutture e nel software. Fornire questo tipo di servizi è quindi tanto più dispendioso quanto sarà maggiore il grado di sicurezza e affidabilità offerto all&#8217;utente. A questo punto viene da chiedersi: &#8220;come può un simile servizio essere gratuito e basarsi soltanto sulla pubblicità? Nel futuro dovremo aspettarci una maggiore diffusione di questi tipi di servizi anche per gli utenti domestici? Che grado di affidabilità sarà possibile garantire a costo zero per l&#8217;utente?&#8221;. Difficile rispondere a priori a questi interrogativi. Il cloud computing è ancora agli albori e solo tra qualche anno sarà possibile capire se questo fenomeno avrà effettivamente successo. Intanto mettiamo queste informazioni nel nostro bagaglio culturale, pronti a rispolverarle quando se ne presenterà l&#8217;occasione. Le rinfrescheremo tra qualche giorno, parlando  di Google Chrome OS <img src='http://www.hwchannel.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per il prossimo sondaggio vi chiederemo un parere sulle nuove schede video Nvidia Fermi di cui si parla molto molto in questi giorni, ma di cui molti dettagli sono ancora oscuri, nonostante il lancio forse imminente.</p>
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		<title>Effetto rete: un fenomeno sociale più che tecnologico</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 06:54:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Featured]]></category>
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		<description><![CDATA[A dispetto di ciò che potevate aspettarvi dal titolo, in questo articolo non parleremo di social network. O almeno i social network sono soltanto una delle sfaccettature di questo fenomeno poliedrico. L&#8217;argomento esula in parte anche dai temi solitamente trattati su HardwareChannel, ma il fenomeno in questione ha forte implicazioni in ogni momento della nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/370/effetto-rete-un-fenomeno-sociale-piu-che-tecnologico/" title="Link to Effetto rete: un fenomeno sociale più che tecnologico"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/BIKNwK.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p style="text-align: justify;">A dispetto di ciò che potevate aspettarvi dal titolo, in questo articolo non parleremo di social network. O almeno i social network sono soltanto una delle sfaccettature di questo fenomeno poliedrico. L&#8217;argomento esula in parte anche dai temi solitamente trattati su HardwareChannel, ma il fenomeno in questione ha forte implicazioni in ogni momento della nostra vita e quindi è giusto parlarne anche in questa sede.</p>
<p style="text-align: justify;">La definizione di rete (network) è la base che ci permetterà di comprendere l&#8217;effetto rete stesso. Una rete è un insieme di elementi, facenti parte di un sistema, interconnessi tra di loro. La sua estensione dipende da quanti elementi del sistema sono connessi alla rete. La sua forza o efficienza dipende da quanti sono il numero di collegamenti. E&#8217; facile comprendere che un numero maggiore di collegamenti consente alla rete di rimanere connessa anche in caso di rottura di un collegamento. Ed è facile immagine che, quanto più tale rete è estesa, tanto più riuscirà ad influenzare l&#8217;intero sistema. Eventualmente anche richiamando a sé gli elementi non ancora collegati. L&#8217;influenza della rete sul sistema è quello che si può definire effetto di rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto qua? Sì non c&#8217;è molto altro da spiegare. Il concetto è molto semplice. Ciò che spesso sfugge è quanto questo fenomeno sia radicato nella società e nella natura. Faremo alcuni esempi per capire come questo concetto sia applicabile a molti contesti. Con questo concetto ben chiaro in mente, riusciremo a spiegarci molti fenomeni socio-economici a cui abbiamo fino ad adesso assistito passivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbero fare talmente tanti esempi da poterci scrivere un libro ( in effetti molti ne sono stati scritti). Partendo dal mondo naturale la prima rete che mi viene in mente è la ragnatela. Una struttura così affascinante da aver dato nome al Web. E&#8217; facile intuire che tanto più la tela del ragno è fitta, tanto più sarà resistente. Il concetto si applica anche alla meccanica. Immaginate quattro punti disposti ai vertici di un quadrato. Una rete semplice che collega i 4 punti è costituita dai 4 lati del quadrato. Ma una struttura del genere è facilmente soggetta a deformazioni. Provate ad aggiungere i due collegamenti diagonali e otterrete una struttura estremamente più resistente in cui la rottura di uno qualsiasi dei collegamenti non vi permetterà di alterare la posizione di nessuno dei vertici. In natura possiamo trovare migliaia di tipologie di reti: dai reticoli cristallini alla catena alimentare. Una delle rete più affascinanti e oggetto di numerosi studi è la rete di neuroni nel nostro cervello. Ancora una volta le potenzialità di questa rete non dipende soltanto dal numero di elementi, ma anche dal numero di collegamenti presenti tra di essi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/ragnatela.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-413" title="ragnatela" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/ragnatela.jpg" alt="" width="500" height="395" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/50-neuroni.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-414" title="50 neuroni" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/50-neuroni.jpg" alt="" width="500" height="364" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: justify;">Passando al mondo sociale, la rete di conoscenze di ciascun individuo costituiscono un esempio eclatante di quanto sia importante il numero di collegamenti. Strumenti come i social network ed internet in generale consentono di allargare il numero di conoscenze e di collegarsi con individui presenti in diverse parti del mondo. Altri esempi di rete nella società odierna sono quelle infrastrutturali: la rete elettrica, idrica, fognaria, stradale&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">E ovviamente non si può non parlare della rete per eccellenza, probabilmente una delle reti più estese del mondo: Internet. Nata inizialmente come una rete per collegare pochi calcolatori, ben presto le sue potenzialità si sono estese a tutto il mondo. E se fino a poco tempo fa i nodi di internet erano più o meno fissi, con l&#8217;avvento del wi-fi e del wimax assistiamo sempre più a una rete estremamente dinamica e in movimento che permea l&#8217;intero pianeta, o almeno le sue aree popolate. Gli effetti di rete sono ora decuplicati dalla presenza di Internet. Ciò che accade in una parte del mondo può influenzare in modo determinante ciò che accade dalla parte opposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli effetti di rete non sempre sono dei fenomeni positivi per tutti. Una delle conseguenze più pesanti nel mondo informatico è quella che ci lega per esempio all&#8217;utilizzo di Microsoft Office. La larga diffusione di Office nel mondo costringe chiunque all&#8217;utilizzo di questa suite per poter scambiare documenti in modo &#8220;corretto&#8221; con altre persone. L&#8217;esistenza di software freeware ed open source come OpenOffice, in grado di soddisfare il 90% degli utenti, è contrastata dalla sua scarsa diffusione e dai problemi di compatibilità con la suite Microsoft. Stessa cosa accade per Windows. Essendo il sistema operativo più diffuso, quasi tutte le applicazioni esistenti sono state sviluppate per funzionare soltanto con Windows. E&#8217; evidente quindi che sistemi operativi alternativi sono impossibilitati a decollare, a meno che non si appoggino ad una rete altrettanto solida, in grado di promuovere e di spingere l&#8217;utente a cambiare le sue abitudini.  Quello che quindi non è riuscito a Linux durante tutti questi anni, potrebbe riuscire a Google senza grosse difficoltà. Ovviamente una rete preesistente su cui appoggiarsi non è sufficiente a decretare il successo e la crescita della nuova rete. Le condizioni necessarie sono da ricercarsi nell&#8217;economicità, nell&#8217;efficienza e nella rispondenza alle esigenze dell&#8217;utente. Se questi requisiti sono soddisfatti, magari solo in parte, è possibile la crescita della nuova rete e la sua diffusione a livello globale.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffusione iniziale di Facebook si è appoggiata essenzialmente alla rete sociale universitaria a cui il creatore Mark Zuckerberg apparteneva. Ovviamente per poter crescere a livello mondiale, l&#8217;infrastruttura preesistente di Internet non era sufficiente a garantirne la diffusione. Il successo di Facebook è anche dovuto alle sue interessanti funzionalità che con il tempo sono state aggiunte alla versione basilare. L&#8217;effetto di rete ha fatto il resto. Una volta raggiunta la soglia critica si instaura un processo esponenziale che porta la rete a diffondere l&#8217;applicazione in  tutto il mondo con una crescita a macchia d&#8217;olio su macro-aree geografiche e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, ora che conoscete tutti gli ingredienti necessari per conquistare il mondo con la vostra nuova applicazione, non vi resta che realizzarla. Sembra facile eh? <img src='http://www.hwchannel.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>La sicurezza nel cinema 3D</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 15:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>One1ros</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<description><![CDATA[Avatar è stato proclamato il campione d’incassi di tutti i tempi (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2010/01/26/visualizza_new.html_1677642803.html).
Molti sono rimasti rapiti dall’avventurosa storia d’amore ambientata nel fantastico pianeta “Pandora” ma la vera carta vincente di questo film è stata quella dell’innovazione tecnica che ha portato con se’. In questo film, infatti, la regia di Cameron era volta a privilegiare l’adozione tecnologica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/381/la-sicurezza-nel-cinema-3d/" title="Link to La sicurezza nel cinema 3D"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/pLTIU.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Avatar è stato proclamato il campione d’incassi di tutti i tempi (<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2010/01/26/visualizza_new.html_1677642803.html">http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2010/01/26/visualizza_new.html_1677642803.html</a>).</p>
<p>Molti sono rimasti rapiti dall’avventurosa storia d’amore ambientata nel fantastico pianeta “Pandora” ma la vera carta vincente di questo film è stata quella dell’innovazione tecnica che ha portato con se’. In questo film, infatti, la regia di Cameron era volta a privilegiare l’adozione tecnologica del 3D, enfatizzando scene di azione e non solo. Gli spettatori hanno molto apprezzato ciò e i risultati non si sono fatti attendere al botteghino. Sicuramente la visione dei film in tre dimensioni è un’esperienza affascinante e coinvolgente ma si è recentemente presentata anche come pericolosa. In data 04/02/2010 il codacons (Coordinamento delle Associazioni per la Difesa dell&#8217;Ambiente e dei Diritti degli Utenti e dei Consumatori) ha presentato ai Nas e alla Procura della Repubblica di Roma un esposto nel quale “si chiede di effettuare tutte le dovute verifiche e controlli in tutte le città italiane volti ad accertare se gli occhialini messi a disposizione all&#8217;ingresso delle sale dei cinema che proiettano film in 3D risultino conformi alle direttive CEE, disponendo l&#8217;eventuale sequestro di quelli che risultassero commercializzati in violazione dello stesse&#8221;, ha affermato il Presidente Codacons, Carlo Rienzi . Il caso è nato quando molti spettatori in tutta la penisola hanno denunciato malesseri come nausea e fastidio agli occhi dopo la visione di un film in 3D. Il codacons si è subito attivato riscontrando che questi effetti collaterali siano da imputarsi agli occhiali che vengono forniti nelle sale cinematografiche per poter godere della nuova tecnologia tridimensionale. Da una ricerca condotta dall’associazione dei consumatori è emerso che in molte sale italiane forniscano degli occhiali <em>made in China </em>sprovvisti del marchio CE (Conformité Européenne). Su <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcatura_CE">wikipedia</a> è possibile leggere “La marcatura CE è un contrassegno che deve essere apposto su determinate tipologie di prodotti dal fabbricante stesso che con essa autocertifica la rispondenza (o conformità) ai requisiti essenziali per la commercializzazione e utilizzo nell&#8217; Unione Europea”.</p>
<p><a href="http://europa.eu/legislation_summaries/consumers/product_labelling_and_packaging/l21013_it.htm">Sul portale dell’Unione Europea</a> si può leggere che la decisione <a title="93/465/CEE" href="http://eur-lex.europa.eu/smartapi/cgi/sga_doc?smartapi%21celexplus%21prod%21DocNumber&amp;lg=it&amp;type_doc=Decision&amp;an_doc=93&amp;nu_doc=465" target="_blank">93/465/CEE</a> del Consiglio , del 22 luglio 1993, concernente i moduli relativi alle diverse fasi delle procedure di valutazione della conformità e le norme per l&#8217;apposizione e l&#8217;utilizzazione della marcatura &#8220;CE&#8221; di conformità, “istituisce una serie di procedure di valutazione della conformità dei prodotti industriali ai &#8220;requisiti essenziali&#8221; fissati dalle direttive di armonizzazione tecnica. Ha lo scopo di tutelare interessi pubblici come la salute e la sicurezza degli utilizzatori dei prodotti”.</p>
<p>Oltre al fatto di non essere conforme alle normative europee per la sicurezza del consumatore, in molti cinema è stato riscontrato che gli occhiali passano da uno spettatore all&#8217; altro senza essere disinfettati, con rischio elevatissimo legato alla possibilità che attraverso le lacrime cadute sui vetri si trasmettano anche gravi infezioni.</p>
<p>I NAS, dopo aver ricevuto la denuncia, sono subito intervenuti mettendo sotto sequestro un grande volume di occhiali 3D in molti cinema della Calabria. Da affiancare al tempestivo intervento del Nucleo Anti-Sofisticazione c’è però il deplorevole operato del Ministero della Salute che tarda a dare indicazioni sul da farsi in merito alla tutela della salute degli spettatori italiani.</p>
<p>In ultima analisi è triste constatare come viga sempre la legge del profitto ad ogni costo, soprattutto quando tale prezzo è rappresentato dalla compromissione della salute degli italiani. Non rimane che raccomandare di controllare sempre gli occhiali quando se ne vuole fare utilizzo in sala e di denunciare i cinema che non dispongono di apparecchiature conformi agli standard di sicurezza europei. Rimane altresì importante la disinfezione e la pulizia di questi apparecchi, da esigere in ogni caso anche contro la riluttanza degli addetti.</p>
<p>Link per approfondimenti:</p>
<p><a href="http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=119971&amp;id">http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=119971&amp;id</a>=</p>
<p><a href="http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=119791&amp;id">http://www.codacons.it/articolo.asp?idInfo=119791&amp;id</a>=</p>
<p>Maurizio Caon</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Google Buzz: l&#8217;ultimo tassello del puzzle.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:52:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[review]]></category>

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		<description><![CDATA[Un colosso come Google non poteva restare a guardare inerme di fronte ai 400 milioni di utenti di Facebook e ai 45 milioni di Twitter. Comprare Facebook è ormai troppo tardi, la spesa sarebbe enorme e probabilmente Google non è in grado di fare il colpaccio come accadde con Youtube. Ma la posta in gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/358/google-buzz-lultimo-tassello-del-puzzle/" title="Link to Google Buzz: l'ultimo tassello del puzzle."><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/aALvDA.png" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p style="text-align: justify;">Un colosso come <strong>Google</strong> non poteva restare a guardare inerme di fronte ai <strong>400 milioni di utenti di Facebook</strong> e ai 45 milioni di Twitter. Comprare Facebook è ormai troppo tardi, la spesa sarebbe enorme e probabilmente Google non è in grado di fare il colpaccio come accadde con Youtube. Ma la posta in gioco è troppo alta, i social network sono una miniera di soldi e di informazioni. La strategia ideata a Mountain View è quella di insinuarsi in questo mondo partendo da un approccio nuovo, un <strong>approccio &#8220;Mobile&#8221;</strong>.  Ad un primo sguardo <strong><a href="http://www.google.com/buzz">Google Buzz</a></strong> sembra tutt&#8217;altro che rivoluzionario. Il nuovo social network è in realtà un&#8217;estensione di gmail. Accedendo alla posta sarà ora possibile attivare Buzz e condividere non solo messaggi (Buzz), ma anche foto, video o link con i propri contatti di posta elettronica. Allo stesso tempo potremo seguire le attività dei nostri contatti, in modo del tutto simile a ciò che si può fare su Facebook. D&#8217;altra parte un servizio simile era già spuntato sotto il nome di <strong>Google Wave</strong> ma con una veste &#8220;meno sociale&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 0px initial initial;" title="buzz" src="http://www.gstatic.com/s2/tt/landing/landing_preview.png" alt="" width="424" height="601" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, in fin dei conti, se è così simile a Facebook e Twitter, cos&#8217;è che dovrebbe far decollare Google Buzz? Cosa dovrebbe spingere gli utenti a fare quel <strong>tam-tam “Cosa aspetti ad iscriverti anche tu? Ce l&#8217;hanno tutti!”</strong> che ha decretato il successo di Facebook? Senza dei servizi davvero innovativi il social network di Google è destinato a fallire. Ma il debutto di Buzz sugli smartphone non è evidentemente casuale. Una delle caratteristiche della <a href="http://www.google.com/mobile/buzz/">versione Mobile</a> è quella di consentire la <strong>localizzazione dell&#8217;utente</strong>. Ormai tutti gli smartphone sono dotati di un sistema di geolocalizzazione di tipo <strong>A-GPS </strong>(assisted-GPS), che consente tramite la rete 3G di individuare con estrema precisione la posizione dell&#8217;utente. Non entriamo nei dettagli del funzionamento di questa tecnologia di cui parleremo in un altro articolo. Per ora ci basta sapere che, per un&#8217;applicazione installata su <strong>iPhone</strong> o su <strong>Android</strong>, è un gioco da ragazzi recuperare le informazioni sulla posizione ed utilizzarle per fornire servizi del tutto innovativi all&#8217;utente. Una applicazione chiave in questo contesto è quella della ricerca dei punti di interesse che si trovano nelle immediate vicinanze, ad esempio negozi, ristoranti o qualsiasi cosa di cui Google è a conoscenza. Non ultimo le persone stesse. Infatti una volta entrati in Buzz, <strong>Google saprà la vostra posizione</strong> e metterà a disposizione questa informazione a tutti i vostri contatti. O almeno questo è ciò che accade se non si modificano le impostazioni della condivisione della localizzazione, che sono di default molto “espansive”. Per gli amanti della privacy, che vedono Facebook come un mostro dai mille tentacoli, Google Buzz sembrerà un mostro all&#8217;ennesima potenza. Ad ogni modo, chi non ha nulla da nascondere troverà utile questi servizi, con la consapevolezza magari che tutte le informazioni che sta fornendo potranno essere usate contro di lui. Ciò a cui mi riferisco non è certo il tribunale, seppure Facebook abbia incastrato parecchi furfanti piuttosto incauti. L&#8217;attacco verrà infatti sferrato in modo molto indiretto al portafoglio. La c<strong>onoscenza dei gusti</strong> ed ora anche della posizione dell&#8217;utente permetterà di fornire un <strong>servizio di pubblicità sempre più mirato</strong> ed efficiente, in grado di colpire i punti deboli dell&#8217;utente, riuscendo a sfruttare, per dirla in termini informatici, una falla rimasta aperta nel portafoglio. Tutto ciò non è niente di illegale, né tanto meno una truffa legalizzata, ma diventa molto pericoloso quando gli utenti di questi servizi non sono a conoscenza dei rischi che stanno correndo. Sto volutamente esagerando l&#8217;argomento, la parola rischio è ovviamente inappropriata, ma l&#8217;intento è quello di far riflettere su ciò che utilizziamo e utilizzeremo sempre di più, troppo spesso in modo un po&#8217; inconsapevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="buzz mobile" src="http://www.google.com/mobile/buzz/hero.jpg" alt="" width="574" height="342" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo ora a focalizzare l&#8217;attenzione su Google e sui servizi che sta offrendo e che offrirà. Partendo dal <strong>motore di ricerca</strong> più utilizzato al mondo, si passa a sistemi di condivisione di contenuti e di informazioni, quali <strong>Youtube</strong>, <strong>Picasa</strong> e, ultimo arrivato, <strong>Google Buzz</strong>. E non possiamo dimenticare <strong>Google Maps,</strong> tassello fondamentale per la geolocalizzazione e per i servizi correlati. Dal lato software troviamo l&#8217;efficientissimo browser <strong>Google Chrome</strong> e l&#8217;attesissimo <strong>Google Chrome OS,</strong> con la sua suite di applicativi &#8220;browser based&#8221;. Infine sbarchiamo nel mondo Mobile dove troviamo <strong>Android</strong> e il nuovo smartphone <strong>Google Nexus One</strong>. Forse è in arrivo anche un <strong>tablet Pc</strong> con installato Google Chrome OS. Il social network è l&#8217;ultimo tassello che consente di completare il <strong>puzzle del controllo di Internet</strong> e di tutti gli strumenti utilizzati dall&#8217;utente quadratico medio. Se il <strong>monopolio di Microsoft</strong> era preoccupante, i propositi di Apple e di Google non sembrano essere da meno. <strong>Apple</strong> con la sua strategia di creare un mondo a sé, maledettamente perfetto e costoso, sta riscuotendo notevole successo nonostante le pesanti <strong>limitazioni di portabilità</strong> rispetto a ciò che non sia marchiato con la mela. <strong>Windows</strong> rimane un sistema operativo di cui non si può fare a meno, più per le applicazioni sviluppate esclusivamente per Windows, che per il sistema operativo in se stesso. L&#8217;offerta di Microsoft dal punto di vista applicativo è ancora abbastanza ampia da fornire un pacchetto completo. Dal lato di internet offre <strong>Bing</strong>, <strong>Explorer</strong> e <strong>MySpace</strong> ma è evidente che la <strong>concorrenza</strong> gli sta rosicchiando considerevoli fette di utenza. Google, dal canto suo, sta per completare il lancio di una suite completa per la navigazione in Internet e per svolgere tutte le attività di comune utilizzo sul pc e sul cellulare. <strong>Google</strong> sembra adottare una strategia <strong>free ed open sourc</strong>e, contando sugli <strong>introiti della pubblicità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno uscirà <strong>vincitore</strong> da questa lotta per il monopolio? Probabilmente no. La concorrenza di questi tre colossi porterà sicuramente a dei benefici per gli utenti, in primis sull&#8217;<strong>efficienza</strong> e la <strong>funzionalità</strong> dei servizi offerti oltre che per i prezzi dei servizi stessi. Ma d&#8217;altra parte per gli utenti <strong>non sarà affatto facile barcamenarsi tra i diversi sistemi</strong> e i diversi applicativi, scarsamente intercomunicabili e intercambiabili. Eppure sono sicuro che anche gli utenti più ritrosi e meno esperti di tecnologia saranno costretti a venire a contatto con questi nuovi mondi. Se ciò non avverrà sul PC, con buona probabilità avverrà attraverso la <strong>diffusione degli smartphone</strong> e delle altre Mobile Internet Devices.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che anche nel mondo del software i cambiamenti che stanno per avvenire saranno radicali. E questa volta la cosa positiva è che <strong>sarà l’utente a decidere l’andamento di questi cambiamenti</strong>, scegliendo tra le varie opportunità e decretando il successo o il fallimento di ciò che ci verrà proposto. Riusciremo a fare la scelta giusta? Tutto dipende dal <strong>grado di conoscenza</strong> con cui ci approcceremo alle nuove applicazioni. Usarle in modo inconsapevole, ignorando ciò che si cela dietro all&#8217;interfaccia proposta di certo non aiuterà a comprendere cosa è giusto utilizzare e cosa è meglio abbandonare. Eppure un’interfaccia semplice ed intuitiva, fino ai limiti dell’<strong>idiot proof</strong>, è la strada che tutti i produttori di software intraprendono, <strong>celando quanto più possibile le tecnologie e il controllo delle informazioni</strong> che si trova dietro ad ogni applicazione. Non aspettiamoci quindi di ricevere queste informazioni direttamente dal produttore. Sta a noi chiederci cosa c&#8217;è dietro e informarci. Non bisogna arrendersi quindi ad un utilizzo passivo, ma <strong>premiare il dubbio e la nascita di domande</strong> del tipo: &#8220;Perché?&#8221;, &#8221; Cosa fa?&#8221;, &#8220;Come funziona?&#8221;. E non abbiate timore: <strong>su internet riuscirete sempre a trovare delle risposte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo giunti al termine di questa lunga cavalcata e mi scuso per essermi dilungato. Come avrete capito, quest&#8217;articolo non voleva essere una semplice news su Google Buzz ma un&#8217;analisi del quadro che si sta delineando nel mondo del software e dell&#8217;Information Technology per l&#8217;utente domestico. Sperando di essere stato utile a qualcuno per farsi un&#8217;idea di ciò che sta accadendo.</p>
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		<title>Drive by wire. Vi fidate?</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:31:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono passati i tempi in cui i Flinstones frenavano mettendo giù i piedi. E ormai stanno passando anche i tempi in cui tra il pedale del freno e il freno in se stesso c&#8217;è un sistema meccanico senza soluzione di continuità. Per quanto servofreno e servosterzo siano ormai al giorno d&#8217;oggi indispensabili (provate a frenare o sterzare a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/346/drive-by-wire-vi-fidate/" title="Link to Drive by wire. Vi fidate?"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/0hJDJx.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Sono passati i tempi in cui i Flinstones frenavano mettendo giù i piedi. E ormai stanno passando anche i tempi in cui tra il pedale del freno e il freno in se stesso c&#8217;è un sistema meccanico senza soluzione di continuità. Per quanto servofreno e servosterzo siano ormai al giorno d&#8217;oggi indispensabili (provate a frenare o sterzare a motore spento&#8230;), un certo grado di affidabilità o almeno di sicurezza era garantito proprio da quel feeling diretto tra uomo e macchina. I puristi della meccanica inorridiscono al pensiero di avere una barriera software che li separa dall&#8217;asfalto.</p>
<p>Eppure il drive by wire, letteralmente guidare con i fili (elettrici), è ormai<em> </em>una realtà consolidata. Se la maggior parte dei sistemi di sterzata delle autovetture è ancora di tipo meccanico, state pur certi che tra il pedale dell&#8217;acceleratore e l&#8217;erogazione del carburante c&#8217;è di mezzo una bella centralina elettronica. E la risposta del motore ai vostri comandi è influenzata pesantemente da come il software presente nella centralina elabora i segnali che riceve. Immaginate la presenza di un bug in questo software e la vostra macchina potrebbe rimanere ferma in mezzo alla strada o peggio rimanere accelerata. La qualità del software diventa quindi fondamentale per garantire la sicurezza nell&#8217;auto. Ma se da un lato è rischioso perché non si ha pieno controllo dell&#8217;auto, dall&#8217;altro lato il controllo elettronico può salvare molte vite umane. Pensate all&#8217;importanza dell&#8217;ABS, del controllo di trazione e di stabilità. Persino un guidatore esperto non è in grado di sostituire un controllo dell&#8217;autovettura fatto via software.</p>
<p>Nell&#8217;aeronautica il fly by wire è ormai è una realtà: pilotare un aereo sofisticato ed imponente come ad esempio un Airbus A380 con comandi totalmente meccanici sarebbe del tutto impensabile. E la sicurezza dei software che gira sugli aerei è a prova di bomba (per lo meno informatica). Nel mondo degli autoveicoli manca spesso una cura altrettanto maniacale nella qualità del software. Sarà forse per il fatto che la qualità del software è una disciplina decisamente innovativa. Sarà perché il livello tecnologico delle auto è esploso negli ultimi anni e c&#8217;è ancora molta inesperienza. Sta di fatto che i problemi di natura informatica elettronica sono il guasto praticamente più ricorrente nelle nuove auto.</p>
<p>Spesso si sentono proposte di macchine dotate di wi-fi, in grado di comunicare tra di loro per individuare ostacoli, traffico, ingorghi e in grado anche di evitare possibili incidenti. In questo contesto c&#8217;è chi si preoccupa della privacy, ma probabilmente la preoccupazione maggiore viene da una possibile falla nella sicurezza del sistema. Cosa succederebbe se un virus o qualche sistema appositamente studiato iniziasse ad inondare le autovetture di messaggi capaci di mandare in tilt centraline elettroniche, causare incidenti e danni a persone e cose?</p>
<p>Un mondo in cui le auto si muovono da sole sarebbe probabilmente già possibile, ma le implicazioni sulla sicurezza rallentano lo sviluppo tecnologico. D&#8217;altra parte la vita non è un gioco. Cerchiamo di prendere quindi consapevolezza del profondo mutamento che sta lentamente avvenendo nell&#8217;autovettura. In questo contesto, il timore da parte dell&#8217;utente dovrebbe essere ingiustificato, ma una grandissima prudenza e serietà da parte dei produttori è il minimo che ci possiamo augurare. Nell&#8217;attesa, se volete guidare con un controller wireless, dovrete accontentarvi di farlo sulla Wii.</p>
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		<title>Concorrenza all&#8217;iPad: spettri dal passato, dal presente e dal futuro.</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 08:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
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		<description><![CDATA[La presentazione dell&#8217;iPad ha riscosso un grande successo, o per lo meno ha suscitato notevoli attenzioni da parte dei media e degli utenti stessi.  L&#8217;interesse da parte del pubblico fa capire che il momento del tablet PC è ormai giunto e ovviamente Apple non sarà l&#8217;unica a presentare un prodotto di questo genere.
Un esempio eclatante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/319/concorrenza-allipad-spettri-dal-passato-dal-presente-e-dal-futuro/" title="Link to Concorrenza all'iPad: spettri dal passato, dal presente e dal futuro."><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/nm7YLV.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>La presentazione dell&#8217;iPad ha riscosso un grande successo, o per lo meno ha suscitato notevoli attenzioni da parte dei media e degli utenti stessi.  L&#8217;interesse da parte del pubblico fa capire che il momento del tablet PC è ormai giunto e ovviamente Apple non sarà l&#8217;unica a presentare un prodotto di questo genere.</p>
<p>Un esempio eclatante è quello di un&#8217;azienda inglese: la X2 Computing. Produttrice di dispositivi mobile per il mercato OEM, X2 annuncia un iTablet dalle interessanti caratteristiche, pronto a far concorrenza all&#8217;iPad. Già il nome è tutto un programma: iTablet era infatti quello previsto per il tablet pc di Apple. Perché Apple ha dunque optato per iPad? Perché l&#8217;iTablet esiste già da molto tempo e veniva commercializzato da AMtek. Le voci che girano in rete sul tablet di X2 con cpu intel da 1,6ghz fanno pensare ad una piattaforma basata su atom. In realtà ciò che già esiste come<a href="http://www.amtek.com.tw/english/Products_itablet_T200=04." target="_blank"> iTablet</a> è  basato su intel Pentium M, processore di vecchia generazione, come pure il resto della piattaforma che risale addirittura al 2007. Tempi in cui la tecnologia e tutto sommato anche la società non erano pronte per una larga diffusione dei tablet pc. Ora che i tempi sembrano maturi persino un prodotto vecchio riesce a fare notizia. Magari X2 ha intenzione davvero di realizzare un nuovo tablet PC basato su Atom, d&#8217;altra parte già produce qualcosa di questo tipo, ma di certo non si chiamerà iTablet.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/12708-image.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-321" title="12708-image" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/12708-image.jpg" alt="" width="482" height="450" /></a></p>
<p>Tralasciando le vicissitudini di questa azienda, passatemi il termine, marginale nel mondo dell&#8217;IT, passiamo ad analizzare cosa bolle nella pentola di colossi quali Asus, Msi e HP. Tutte e tre le aziende hanno mostrato qualche anteprima più o meno definitiva in occasione del CES di Las Vegas, appuntamento tra i più importanti per il mondo della tecnologia e dell&#8217;informatica.</p>
<p>Asus, pioniere del segmento netbook con il fortunato lancio degli EeePc, propone l&#8217;EeePad. A quanto pare questo tablet PC sarà basato su una piattaforma Nvidia Tegra di seconda generazione, dotata di Cpu dual core ARM Cortex-A9 (fino ad 1GHz di frequenza), supporto alla decodifica video H264 fino a 1080p e accelerazione hardware per contenuti Flash. Questa piattaforma, nonostante sia di base meno potente di una piattaforma Atom, dovrebbe consentire una navigazione del Web molto fluida, proprio dove Atom continua ad avere gravi lacune (vale a dire contenuti H264 e flash player). Anche dal lato dei consumi Nvidia Tegra dovrebbe garantire un&#8217;ottima durata della batteria rendendo il tablet PC lo strumento ideale per navigare nel Web in mobilità. Nessuna notizia per quanto riguarda il sistema operativo. Di sicuro non potrà utilizzare Windows 7, vista la mancanza del supporto per Cpu ARM. Restringendo il cerchio probabilmente la scelta ricadrà su Android o su Google Chrome OS, su cui il colosso di Mountain View sta lavorando alacremente.</p>
<p><span id="more-319"></span></p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-322" title="eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-323" title="eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet-1" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepad-ces-tablet-1.jpg" alt="" width="640" height="480" /></a></p>
<p>Anche Msi punterà sulla piattaforma Nvidia Tegra. Caratteristiche quindi simili all&#8217;Eeepad con uno schermo da 10&#8243; multitouch. Sembra certo in questo caso il sistema operativo: Android.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet-20100128.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-324" title="msi-tablet-20100128" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet-20100128.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet01-hands.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-325" title="msi-tablet01-hands" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet01-hands-e1265477121857.jpg" alt="" width="700" height="464" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet09-hands.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-326" title="msi-tablet09-hands" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/msi-tablet09-hands-e1265477159295.jpg" alt="" width="700" height="466" /></a></p>
<p>Si sa poco o nulla invece dell&#8217;Hp Slate, sviluppato in collaborazione con Microsoft e che quindi sarà basato con buona probabilità su Windows 7. La presenza di questo sistema operativo precluderà l&#8217;utilizzo di una cpu ARM e quindi con buona probabilità verrà adottato un Intel Atom o Intel CULV.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp-slate-pc_t.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-327" title="hp-slate-pc_t" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp-slate-pc_t.jpg" alt="" width="600" height="392" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp-slate-pc-4_t.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-328" title="hp-slate-pc-4_t" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp-slate-pc-4_t.jpg" alt="" width="215" height="420" /></a></p>
<p>I prezzi di questi &#8220;giocattolini&#8221; dovrebbero aggirarsi sui 400-500$, col solito, temuto, cambio europeo alla pari o quasi. Un prezzo di 300-400 euro li metterebbe in diretta concorrenza dei netbook.</p>
<p>Ma in fin dei conti la domanda è: &#8220;riuscirà il touchscreen a debellare la tastiera?&#8221;. Oppure c&#8217;è da aspettarsi l&#8217;uscita di tablet PC ibridi? Come il tanto agognato EeePC T91 di cui si parla da più di un anno ma praticamente introvabile in Europa.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/ASUS_Eee_PC_T91-011.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-331" title="ASUS_Eee_PC_T91-01" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/ASUS_Eee_PC_T91-011.jpg" alt="" width="450" height="416" /></a><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepc-t91-tablet-mode.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-332" title="eeepc-it-asus-eeepc-t91-tablet-mode" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/eeepc-it-asus-eeepc-t91-tablet-mode.jpg" alt="" width="800" height="533" /></a>O forse qualcuno desidererà il più costoso HP TouchSmart TX2, basato su una più potente piattaforma AMD e commercializzato al prezzo di 700€.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp_touchsmart_tx2.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-333" title="hp_touchsmart_tx2" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/hp_touchsmart_tx2.jpg" alt="" width="450" height="400" /></a>Ai posteri l&#8217;ardua sentenza. O meglio, me riparleremo tra un anno o due.</p>
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