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	<title>HwChannel.it - Il blog di XtremeHardware &#187; Software</title>
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	<description>Approfondimenti su Recensioni e News pubblicate su XtremeHardware.it</description>
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		<title>Heisenberg vs benchmarks</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 21:33:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse non tutti conoscono il principio di indeterminazione di Heisenberg. E’ un concetto sviluppato nel 1927 da un fisico tedesco. Questo principio ci dice che è impossibile conoscere contemporaneamente la velocità e la posizione dell’elettrone con certezza. Questo principio è valido un po’ in generale e si scontra con i problemi della teoria della misurazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/software/514/heisenberg-vs-benchmarks/" title="Link to Heisenberg vs benchmarks"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/cE6xrm.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Forse non tutti conoscono il principio di indeterminazione di Heisenberg. E’ un concetto sviluppato nel 1927 da un fisico tedesco. Questo principio ci dice che è impossibile conoscere contemporaneamente la velocità e la posizione dell’elettrone con certezza. Questo principio è valido un po’ in generale e si scontra con i problemi della teoria della misurazione. Misurare la lunghezza di un tavolo è un’operazione abbastanza semplice, eppure il principio di indeterminazione ci dice che non possiamo farlo con estrema precisione. Questo può essere dovuto ad un errore di misura ma anche alla possibile alterazione del sistema stesso all’atto della misurazione. Forse con il tavolo questa seconda possibilità è un po’ difficile da dimostrare, ma si può sempre ipotizzare che la nostra interazione potrebbe riscaldare l’oggetto da misurare andando ad aumentarne impercettibilmente la lunghezza a causa della dilatazione termica e dell’agitazione delle molecole. Ma misurare il tavolo con estrema precisione non è certo il motivo per cui ci alziamo la mattina, quindi torniamo a parlare di qualcosa che sia più vicino al nostro mondo. Nel mondo dell’informatica la necessità di effettuare misurazioni è spesso molto sentita. E non si tratta ovviamente di misurare la lunghezza di una scheda video o il peso di una cpu, ma le loro performance o, peggio, le performance dell’intero sistema.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Solitamente l’attività di misurazione delle prestazioni del computer, o di una parte di esso, è svolta con l’ausilio di programmi detti benchmark. Questi programmi eseguono istruzioni specifiche che dovrebbero simulare l’esecuzione di un programma reale, o di un intero set di essi, e cercano di valutare la velocità con cui tali istruzioni vengono eseguite. Spesso l’unità di misura utilizzata dai benchmark è proprio il tempo e, in questo caso, a tempi minori corrispondono prestazioni maggiori. Ma quando il benchmark cerca di fare un consuntivo delle prestazioni del sistema, il tempo non è sufficiente per dare un’idea delle performance del sistema e quindi si ricorre ad un punteggio. Quanto sono affidabili questi punteggi? Quanto le effettive performance possono essere valutate con questo tipo di misurazioni? Heisenberg stesso ci viene incontro dicendoci che queste misurazioni saranno affette da un errore piuttosto rilevante, dovuto al fatto che il benchmark sta tentando di misurare diversi aspetti del sistema contemporaneamente e, quanto più tenterà di valutare diversi aspetti e di essere immune a eventi esterni a quelli che si vuole misurare direttamente, tanto più andrà ad influenzare la misura stessa fornendo una valutazione ben poco oggettiva di ciò che si sta misurando.</div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">Il concetto è spesso di difficile comprensione ma mi è balzato all’occhio pochi giorni fa in modo lampante e  ve lo riproporrò in modo che possa illuminare anche voi. L’esempio è molto semplice e riguarda il task manager di una distribuzione linux installata su un Asus EeePc. Come è noto le risorse computazionali di questo computer sono molto esigue e, lanciando il task manager per vedere in che misura la cpu fosse impegnata, ho notato che il monitoraggio delle risorse impegnava lui stesso il 27% delle risorse della cpu.</div>
<div><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/04/Screenshot-e1272489455955.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-520" title="easypeasy-monitor" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/04/Screenshot-e1272489455955.png" alt="" width="903" height="235" /></a></div>
<div id="_mcePaste" style="text-align: justify;">L’esempio è banale ma esplicita la difficoltà di effettuare questo tipo di misurazioni, specialmente quando lo strumento di misurazione e l’oggetto da misurare coincidono. Alla luce di queste considerazioni risulterà chiaro che le misurazioni effettuate attraverso i benchmark sono tanto meno affidabili quanto più tentano di abbracciare un maggior numero di variabili e di dare un punteggio assoluto. Ovviamente in linea di massima rimangono utili per farci un’idea generale, ma è sempre opportuno, nel caso si vogliano fare dei confronti significativi, effettuare delle misurazioni specifiche direttamente sulla sezione di interesse. Un altro problema che affligge i benchmark è la ripetibilità delle misurazioni. Una caratteristica dei benchmark dovrebbe essere infatti l’indipendenza dei risultati dal contesto software e hardware. Se un benchmark si propone di misurare le prestazioni della cpu, i risultati non dovrebbero dipendere dal sistema operativo, dagli altri software in esecuzione o dal resto dell’hardware installato. Eppure tutto ciò è praticamente impossibile. Il risultato di un benchmark può essere alterato da mille altre cause non direttamente legate all’oggetto della misurazione. Tanto che chi considera i benchmark soltanto come un campo di battaglia sa bene quanti e quali sono i fattori che possono influire sul risultato. Conclusione? Meglio considerare i benchmark come un gioco che come uno strumento professionale di misurazione. Se non altro l’aleatorietà dei risultati può essere considerata come una variabile che aumenta il divertimento e valorizza le abilità dei giocatori!</div>
<div><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/04/hwbot.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-519" title="hwbot" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/04/hwbot.png" alt="" width="620" height="142" /></a></div>
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		<title>Cos&#8217;è il cloud computing?</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Feb 2010 14:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Software]]></category>
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		<description><![CDATA[I risultati del sondaggio &#8220;Sai cos&#8217;è il cloud computing?&#8221; sembra mostrare una buona conoscenza di questa &#8220;nuova&#8221; tecnologia. In realtà lo scarso numero di votazioni mi fa pensare che una buona parte di chi non fosse a conoscenza dell&#8217;argomento si sia astenuta dal partecipare al sondaggio. Mi sembra comunque doveroso fare una breve introduzione al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/434/cose-il-cloud-computing/" title="Link to Cos'è il cloud computing?"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/WjeRU8.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>I risultati del sondaggio &#8220;Sai cos&#8217;è il cloud computing?&#8221; sembra mostrare una buona conoscenza di questa &#8220;nuova&#8221; tecnologia. In realtà lo scarso numero di votazioni mi fa pensare che una buona parte di chi non fosse a conoscenza dell&#8217;argomento si sia astenuta dal partecipare al sondaggio. Mi sembra comunque doveroso fare una breve introduzione al Cloud computing prima di parlare in modo piu&#8217; dettagliato di Google Chrome OS.</p>
<p><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/sondaggiocloud.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-442" title="sondaggiocloud" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/sondaggiocloud.png" alt="" width="302" height="424" /></a></p>
<p>Il Cloud Computing non è una vera e propria tecnologia. Si può dire che è più che altro un&#8217;idea che può essere realizzata con diverse tecnologie. Il principio di fondo è di utilizzare internet per sfruttare risorse hardware e software situate in remoto. Ciò significa che nel momento in cui utilizziamo un&#8217;applicazione basata sul cloud computing, essa non sarà in esecuzione direttamente sul nostro pc, ma il grosso dei calcoli sarà eseguito su un altro computer, generalmente un server in grado di servire un buon numero di utenti. La nuvola (Cloud) è il modo in cui a volte viene rappresentato Internet.  E &#8216; stato quindi proprio il concetto di utilizzare risorse dislocate in un posto qualunque della rete, a dare il nome al cloud computing. Inizialmente potrà sfuggirvi l&#8217;utilità si questo servizio ma probabilmente vi sarà già capitato di utilizzarlo. In effetti i Web Server molto spesso compiono qualcosa di molto simile. Ma proviamo ad essere un po&#8217; più specifici.  Ci sono tre diverse tipologie, o sarebbe meglio dire livelli, di cloud computing:</p>
<ul>
<li>Livello applicativo: Software as a Service (SaaS)</li>
<li>Livello di piattaforma: Platform as a Service (PaaS)</li>
<li>Livello di infrastruttra: Infrastructure as a Service (IaaS)</li>
</ul>
<p>Il primo livello di Cloud Computing (SaaS) si limita ad offrire un servizio a livello applicativo. Un esempio può essere appunto un WebServer che elabora i dati forniti dall&#8217;utente (tipicamente attraverso un browser) e restituisce i risultati di tale elaborazione, oppure che è in grado semplicemente immagazzinare dei dati. Da questo punto di vista anche Facebook o Myspace (e perché no, <a href="http://www.xtremeshack.com">XtremeShack</a>),  offrono un servizio di cloud computing permettendo di archiviare le nostre foto su un server remoto. Analizzeremo in seguito i problemi di sicurezza, accessibilità ed affidabilità che riguardano questi servizi.  Il secondo livello di cloud computing (PaaS), mette a disposizione un&#8217;intera piattaforma, a partire dal livello applicativo fino ad arrivare al sistema operativo vero e proprio che gira sul computer remoto, eventualmente in virtualizzazione. Su questa piattaforma sarà possibile utilizzare diversi applicativi, e in alcuni casi installarne da remoto di nuovi.  Il terzo livello ha accesso direttamente alle risorse hardware di un computer e permette di allocare risorse a piacimento secondo le proprie necessità. Una tecnologia simile all&#8217;Infrastructure as a Service è il Grid Computing (come Boinc e relativi progetti quali <a href=" http://www.worldcommunitygrid.org/reg/viewRegister.do?teamID=8196PXQH5Q1 ">World Community Grid</a>). Questa tipologia differisce per un diverso livello di utilizzo delle risorse hardware. Il calcolo distribuito basato su Grid computing tende infatti ad utilizzare tutte le risorse messe a disposizione, a volte allontanandosi dal concetto di fornire un vero e proprio servizio, puntando soltanto al completamento di un calcolo troppo complesso per un&#8217;unica postazione hardware. L&#8217;analogia con il cloud computing di terzo livello sta quindi soltanto nell&#8217;utilizzare risorse hardware dislocate in diverse parti della rete.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/cloud-computing.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-443" title="cloud computing" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/02/cloud-computing.png" alt="" width="640" height="494" /></a></p>
<p>E&#8217; ovvio che la definizione di cloud computing è piuttosto vaga, nel senso che può presentarsi sotto forme radicalmente diverse. Emergono comunque dei concetti che prescindono dalla tipologia di cloud computing e dalla specifica applicazione. Uno dei vantaggi principali è che l&#8217;utente non ha più necessità di un hardware potente per poter eseguire le operazioni. I calcoli vengono decentralizzati e all&#8217;utente vengono forniti soltanto i risultati delle operazioni richieste. In questo modo è possibile risparmiare sull&#8217;acquisto dell&#8217;hardware che diventa soltanto un problema del fornitore di servizi, che  però è in grado di allocare le risorse in modo più efficiente, fornendo contemporaneamente lo stesso servizio a diversi utenti. Sta poi al gestore del provider decidere come recuperare tale spesa. La maggior parte delle aziende professionali forniscono servizi a pagamento per utenze a sua volta professionali. Per il mercato consumer di massa è invece più difficile offrire servizi a pagamento e la strategia vincente è quella di recuperare le spese attraverso la pubblicità. Ovviamente ciò diventa remunerativo solo se si riesce a fornire della pubblicità molto mirata, cosa che a colossi come google e facebook riesce piuttosto facilmente grazie alle innumerevoli informazioni che hanno sui propri utenti. L&#8217;altro vantaggio non indifferente è la possibilità di accedere a queste applicazioni e a questi contenuti da qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi computer. La rottura del nostro computer non ci impedirà di poter accedere ai dati (a patto di averne un altro a disposizione), che saranno &#8220;ben&#8221; custoditi in un server dedicato.</p>
<p>Un dubbio sorge spontaneo: perché quel &#8220;ben&#8221; è tra virgolette? Quali sono i problemi di un tale approccio? Se ne potrebbe fare una lunga lista, ma effettivamente tutto dipende da come il provider decide di porvi rimedio. Citiamo per prima cosa il problema della privacy, non tanto perché è il primo in ordine di importanza, ma perché è quello di cui ci si preoccupa di più in questo periodo. E&#8217; ovvio che dal momento in cui mettiamo i nostri dati in mano ad un provider, questo sarà inevitabilmente in grado di analizzarli ed utilizzarli per lo meno all&#8217;interno del suo sistema. Tutto dipende dal livello di garanzia di segretezza che il gestore di servizi ci offre. Al di là delle possibili falle di Internet su cui le informazioni viaggiano, sperabilmente tappate dalle numerose estensioni per la sicurezza dello stack protocollare TCP-IP, rimane il problema che il provider stesso può essere soggetto ad attacchi mirati, e la protezione delle informazioni diventa tanto più fondamentale e costosa quanto più sono importanti i dati gestiti. Al di là di questi problemi di sicurezza, ci sono gli inevitabili problemi di affidabilità e di disponibilità del servizio. Dal momento in cui i nostri dati si trovano esclusivamente su un server remoto, è chiaro che se andassero persi sarebbe impossibile recuperarli e il danno sarebbe enorme anche per un utente domestico. Questo problema è &#8220;facilmente&#8221; aggirabile replicando i dati in diversi hard disk e possibilmente in diverse postazioni nel mondo, in modo che un danno fisico ad una particolare webfarm non comporti la perdita di tutti i dati ivi presenti. L&#8217;altro problema di disponibilità del servizio è di natura molto simile: un problema di natura hardware o software potrebbe compromettere il funzionamento di un server, rendendo impossibile agli utenti l&#8217;accesso ai servizi offerti. Ovviamente anche questo problema può essere risolto in modo analogo al precedente, replicando le infrastrutture che dovranno offrire i servizi all&#8217;utente.</p>
<p>I problemi sono dunque molteplici e aggirabili soltanto a patto di investire molto nelle infrastrutture e nel software. Fornire questo tipo di servizi è quindi tanto più dispendioso quanto sarà maggiore il grado di sicurezza e affidabilità offerto all&#8217;utente. A questo punto viene da chiedersi: &#8220;come può un simile servizio essere gratuito e basarsi soltanto sulla pubblicità? Nel futuro dovremo aspettarci una maggiore diffusione di questi tipi di servizi anche per gli utenti domestici? Che grado di affidabilità sarà possibile garantire a costo zero per l&#8217;utente?&#8221;. Difficile rispondere a priori a questi interrogativi. Il cloud computing è ancora agli albori e solo tra qualche anno sarà possibile capire se questo fenomeno avrà effettivamente successo. Intanto mettiamo queste informazioni nel nostro bagaglio culturale, pronti a rispolverarle quando se ne presenterà l&#8217;occasione. Le rinfrescheremo tra qualche giorno, parlando  di Google Chrome OS <img src='http://www.hwchannel.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Per il prossimo sondaggio vi chiederemo un parere sulle nuove schede video Nvidia Fermi di cui si parla molto molto in questi giorni, ma di cui molti dettagli sono ancora oscuri, nonostante il lancio forse imminente.</p>
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		<title>Google Buzz: l&#8217;ultimo tassello del puzzle.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 08:52:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Un colosso come Google non poteva restare a guardare inerme di fronte ai 400 milioni di utenti di Facebook e ai 45 milioni di Twitter. Comprare Facebook è ormai troppo tardi, la spesa sarebbe enorme e probabilmente Google non è in grado di fare il colpaccio come accadde con Youtube. Ma la posta in gioco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/358/google-buzz-lultimo-tassello-del-puzzle/" title="Link to Google Buzz: l'ultimo tassello del puzzle."><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/aALvDA.png" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p style="text-align: justify;">Un colosso come <strong>Google</strong> non poteva restare a guardare inerme di fronte ai <strong>400 milioni di utenti di Facebook</strong> e ai 45 milioni di Twitter. Comprare Facebook è ormai troppo tardi, la spesa sarebbe enorme e probabilmente Google non è in grado di fare il colpaccio come accadde con Youtube. Ma la posta in gioco è troppo alta, i social network sono una miniera di soldi e di informazioni. La strategia ideata a Mountain View è quella di insinuarsi in questo mondo partendo da un approccio nuovo, un <strong>approccio &#8220;Mobile&#8221;</strong>.  Ad un primo sguardo <strong><a href="http://www.google.com/buzz">Google Buzz</a></strong> sembra tutt&#8217;altro che rivoluzionario. Il nuovo social network è in realtà un&#8217;estensione di gmail. Accedendo alla posta sarà ora possibile attivare Buzz e condividere non solo messaggi (Buzz), ma anche foto, video o link con i propri contatti di posta elettronica. Allo stesso tempo potremo seguire le attività dei nostri contatti, in modo del tutto simile a ciò che si può fare su Facebook. D&#8217;altra parte un servizio simile era già spuntato sotto il nome di <strong>Google Wave</strong> ma con una veste &#8220;meno sociale&#8221;.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="border: 0px initial initial;" title="buzz" src="http://www.gstatic.com/s2/tt/landing/landing_preview.png" alt="" width="424" height="601" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma, in fin dei conti, se è così simile a Facebook e Twitter, cos&#8217;è che dovrebbe far decollare Google Buzz? Cosa dovrebbe spingere gli utenti a fare quel <strong>tam-tam “Cosa aspetti ad iscriverti anche tu? Ce l&#8217;hanno tutti!”</strong> che ha decretato il successo di Facebook? Senza dei servizi davvero innovativi il social network di Google è destinato a fallire. Ma il debutto di Buzz sugli smartphone non è evidentemente casuale. Una delle caratteristiche della <a href="http://www.google.com/mobile/buzz/">versione Mobile</a> è quella di consentire la <strong>localizzazione dell&#8217;utente</strong>. Ormai tutti gli smartphone sono dotati di un sistema di geolocalizzazione di tipo <strong>A-GPS </strong>(assisted-GPS), che consente tramite la rete 3G di individuare con estrema precisione la posizione dell&#8217;utente. Non entriamo nei dettagli del funzionamento di questa tecnologia di cui parleremo in un altro articolo. Per ora ci basta sapere che, per un&#8217;applicazione installata su <strong>iPhone</strong> o su <strong>Android</strong>, è un gioco da ragazzi recuperare le informazioni sulla posizione ed utilizzarle per fornire servizi del tutto innovativi all&#8217;utente. Una applicazione chiave in questo contesto è quella della ricerca dei punti di interesse che si trovano nelle immediate vicinanze, ad esempio negozi, ristoranti o qualsiasi cosa di cui Google è a conoscenza. Non ultimo le persone stesse. Infatti una volta entrati in Buzz, <strong>Google saprà la vostra posizione</strong> e metterà a disposizione questa informazione a tutti i vostri contatti. O almeno questo è ciò che accade se non si modificano le impostazioni della condivisione della localizzazione, che sono di default molto “espansive”. Per gli amanti della privacy, che vedono Facebook come un mostro dai mille tentacoli, Google Buzz sembrerà un mostro all&#8217;ennesima potenza. Ad ogni modo, chi non ha nulla da nascondere troverà utile questi servizi, con la consapevolezza magari che tutte le informazioni che sta fornendo potranno essere usate contro di lui. Ciò a cui mi riferisco non è certo il tribunale, seppure Facebook abbia incastrato parecchi furfanti piuttosto incauti. L&#8217;attacco verrà infatti sferrato in modo molto indiretto al portafoglio. La c<strong>onoscenza dei gusti</strong> ed ora anche della posizione dell&#8217;utente permetterà di fornire un <strong>servizio di pubblicità sempre più mirato</strong> ed efficiente, in grado di colpire i punti deboli dell&#8217;utente, riuscendo a sfruttare, per dirla in termini informatici, una falla rimasta aperta nel portafoglio. Tutto ciò non è niente di illegale, né tanto meno una truffa legalizzata, ma diventa molto pericoloso quando gli utenti di questi servizi non sono a conoscenza dei rischi che stanno correndo. Sto volutamente esagerando l&#8217;argomento, la parola rischio è ovviamente inappropriata, ma l&#8217;intento è quello di far riflettere su ciò che utilizziamo e utilizzeremo sempre di più, troppo spesso in modo un po&#8217; inconsapevole.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter" title="buzz mobile" src="http://www.google.com/mobile/buzz/hero.jpg" alt="" width="574" height="342" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo ora a focalizzare l&#8217;attenzione su Google e sui servizi che sta offrendo e che offrirà. Partendo dal <strong>motore di ricerca</strong> più utilizzato al mondo, si passa a sistemi di condivisione di contenuti e di informazioni, quali <strong>Youtube</strong>, <strong>Picasa</strong> e, ultimo arrivato, <strong>Google Buzz</strong>. E non possiamo dimenticare <strong>Google Maps,</strong> tassello fondamentale per la geolocalizzazione e per i servizi correlati. Dal lato software troviamo l&#8217;efficientissimo browser <strong>Google Chrome</strong> e l&#8217;attesissimo <strong>Google Chrome OS,</strong> con la sua suite di applicativi &#8220;browser based&#8221;. Infine sbarchiamo nel mondo Mobile dove troviamo <strong>Android</strong> e il nuovo smartphone <strong>Google Nexus One</strong>. Forse è in arrivo anche un <strong>tablet Pc</strong> con installato Google Chrome OS. Il social network è l&#8217;ultimo tassello che consente di completare il <strong>puzzle del controllo di Internet</strong> e di tutti gli strumenti utilizzati dall&#8217;utente quadratico medio. Se il <strong>monopolio di Microsoft</strong> era preoccupante, i propositi di Apple e di Google non sembrano essere da meno. <strong>Apple</strong> con la sua strategia di creare un mondo a sé, maledettamente perfetto e costoso, sta riscuotendo notevole successo nonostante le pesanti <strong>limitazioni di portabilità</strong> rispetto a ciò che non sia marchiato con la mela. <strong>Windows</strong> rimane un sistema operativo di cui non si può fare a meno, più per le applicazioni sviluppate esclusivamente per Windows, che per il sistema operativo in se stesso. L&#8217;offerta di Microsoft dal punto di vista applicativo è ancora abbastanza ampia da fornire un pacchetto completo. Dal lato di internet offre <strong>Bing</strong>, <strong>Explorer</strong> e <strong>MySpace</strong> ma è evidente che la <strong>concorrenza</strong> gli sta rosicchiando considerevoli fette di utenza. Google, dal canto suo, sta per completare il lancio di una suite completa per la navigazione in Internet e per svolgere tutte le attività di comune utilizzo sul pc e sul cellulare. <strong>Google</strong> sembra adottare una strategia <strong>free ed open sourc</strong>e, contando sugli <strong>introiti della pubblicità</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno uscirà <strong>vincitore</strong> da questa lotta per il monopolio? Probabilmente no. La concorrenza di questi tre colossi porterà sicuramente a dei benefici per gli utenti, in primis sull&#8217;<strong>efficienza</strong> e la <strong>funzionalità</strong> dei servizi offerti oltre che per i prezzi dei servizi stessi. Ma d&#8217;altra parte per gli utenti <strong>non sarà affatto facile barcamenarsi tra i diversi sistemi</strong> e i diversi applicativi, scarsamente intercomunicabili e intercambiabili. Eppure sono sicuro che anche gli utenti più ritrosi e meno esperti di tecnologia saranno costretti a venire a contatto con questi nuovi mondi. Se ciò non avverrà sul PC, con buona probabilità avverrà attraverso la <strong>diffusione degli smartphone</strong> e delle altre Mobile Internet Devices.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ evidente che anche nel mondo del software i cambiamenti che stanno per avvenire saranno radicali. E questa volta la cosa positiva è che <strong>sarà l’utente a decidere l’andamento di questi cambiamenti</strong>, scegliendo tra le varie opportunità e decretando il successo o il fallimento di ciò che ci verrà proposto. Riusciremo a fare la scelta giusta? Tutto dipende dal <strong>grado di conoscenza</strong> con cui ci approcceremo alle nuove applicazioni. Usarle in modo inconsapevole, ignorando ciò che si cela dietro all&#8217;interfaccia proposta di certo non aiuterà a comprendere cosa è giusto utilizzare e cosa è meglio abbandonare. Eppure un’interfaccia semplice ed intuitiva, fino ai limiti dell’<strong>idiot proof</strong>, è la strada che tutti i produttori di software intraprendono, <strong>celando quanto più possibile le tecnologie e il controllo delle informazioni</strong> che si trova dietro ad ogni applicazione. Non aspettiamoci quindi di ricevere queste informazioni direttamente dal produttore. Sta a noi chiederci cosa c&#8217;è dietro e informarci. Non bisogna arrendersi quindi ad un utilizzo passivo, ma <strong>premiare il dubbio e la nascita di domande</strong> del tipo: &#8220;Perché?&#8221;, &#8221; Cosa fa?&#8221;, &#8220;Come funziona?&#8221;. E non abbiate timore: <strong>su internet riuscirete sempre a trovare delle risposte.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Siamo giunti al termine di questa lunga cavalcata e mi scuso per essermi dilungato. Come avrete capito, quest&#8217;articolo non voleva essere una semplice news su Google Buzz ma un&#8217;analisi del quadro che si sta delineando nel mondo del software e dell&#8217;Information Technology per l&#8217;utente domestico. Sperando di essere stato utile a qualcuno per farsi un&#8217;idea di ciò che sta accadendo.</p>
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		<title>Firefox Mobile per Nokia N900 e presto anche per Android</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 10:19:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Gli smartphone vengono ormai utilizzati sempre più spesso per navigare sul web. Per gli amanti di Firefox, che non sanno rinunciare ai molteplici e più o meno utili plug-in, Mozilla propone Firefox Mobile. Dopo alcuni mesi di testing il nuovo browser è stato rilasciato per Nokia N900. Il Nokia N900 più che uno smartphone è un internet table ed ospita [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/featured/296/firefox-mobile-per-nokia-n900-e-presto-anche-per-android/" title="Link to Firefox Mobile per Nokia N900 e presto anche per Android"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/xqGZpG.png" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>Gli smartphone vengono ormai utilizzati sempre più spesso per navigare sul web. Per gli amanti di Firefox, che non sanno rinunciare ai molteplici e più o meno utili plug-in, Mozilla propone Firefox Mobile. Dopo alcuni mesi di testing il nuovo browser è stato rilasciato per Nokia N900. Il Nokia N900 più che uno smartphone è un internet table ed ospita il sistema operativo Maemo basato su kernel linux. Sicuramente questo dispositivo è in grado di fornire una discreta potenza e di abilitare anche la visione di contenuti in flash. Al contrario di quanto annunciato da Apple per l&#8217;iPad, Firefox Mobile dispone già di un plug-in per il flash player.</p>
<p>Mozilla sta lavorando per portare il browser anche su Android, cosa che allargherebbe notevolmente la diffusione del suo nuovo browser. E&#8217; invece esclusa per il momento una versione per iPhone o per BlackBerry.</p>
<p>Qui il link alla pagina di Firefox Mobile: <a href="http://www.mozilla.com/it/mobile/">http://www.mozilla.com/it/mobile/</a></p>
<p>Un video sulle feature:<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sjnhSkuqods&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/sjnhSkuqods&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>E una demo su N900:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="580" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/sptNhIFwaXg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="580" height="360" src="http://www.youtube.com/v/sptNhIFwaXg&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;color1=0x3a3a3a&amp;color2=0x999999&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Statistiche Steam Dicembre 2009: Windows 7 in rapida diffusione, Intel e NVIDIA doppiano AMD.</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 21:34:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hardware]]></category>
		<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[preview]]></category>

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		<description><![CDATA[
Steam, la nota piattaforma per il gaming online, ha rilasciato le statistiche sull&#8217;hardware e il software utilizzato dai propri utenti nel mese di Dicembre 2009. Sebbene questi dati siano estrapolati soltanto da una particolare nicchia del mercato informatico (in particolare quella dei videogiocatori), possono essere comunque utili per comprendere alcuni trend sull&#8217;adozione di determinati software [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/hardware/228/statistiche-steam-dicembre-2009-windows-7-in-rapida-diffusione-intel-e-nvidia-doppiano-amd/" title="Link to Statistiche Steam Dicembre 2009: Windows 7 in rapida diffusione, Intel e NVIDIA doppiano AMD."><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/fANlE8.png" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p style="text-align: center;"><a style="text-decoration: none;" onmouseover="iSwap('header_videocard','g')" onmouseout="iSwap('header_videocard','g')" href="http://store.steampowered.com/hwsurvey/videocard/"></a></p>
<div style="display: inline !important; text-align: left;"><span style="color: #ffffff;">Steam, la nota piattaforma per il gaming online, ha rilasciato le statistiche sull&#8217;hardware e il software utilizzato dai propri utenti nel mese di Dicembre 2009. Sebbene questi dati siano estrapolati soltanto da una particolare nicchia del mercato informatico (in particolare quella dei videogiocatori), possono essere comunque utili per comprendere alcuni trend sull&#8217;adozione di determinati software e componenti hardware. Analizziamo prima di tutto i dati relativi alle schede video:</span></div>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;"> </span><img class="aligncenter" style="text-decoration: underline;" src="http://cdn.store.steampowered.com/public/images/hws_graph_videocard.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://cdn.store.steampowered.com/public/images/hws_graph_directx.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;">
<p style="text-align: left;">La quota di mercato di NVIDIA a fine dicembre è ancora nettamente superiore a quella di ATI. Sarà curioso esaminare i dati alla fine del prossimo mese per valutare l&#8217;impatto dell&#8217;uscita delle HD5000 e del ritardo nell&#8217;uscita di GT300. Interessante anche l&#8217;alta percentuale di adozione di GPU DirectX10 nel corso dell&#8217;ultimo anno. Ecco nel dettaglio la diffusione dei singoli modelli:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-vga.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-237" title="steam-vga" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-vga.png" alt="" width="624" height="746" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Ancora poco diffusa la serie HD5800 mentre in cima alla classifica troviamo 8800 e 9800 di NVIDIA e HD4800. Per quanto riguarda la memoria RAM video si vede un netto incremento dei modelli con 1GB dedicata:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-vram.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-239" title="steam-vram" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-vram.png" alt="" width="604" height="148" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Passando alle cpu la situazione sembra molto simile a quella delle GPU, con Intel al posto di NVIDIA:</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://cdn.store.steampowered.com/public/images/hws_graph_processormfg.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" src="http://cdn.store.steampowered.com/public/images/hws_graph_cpus.gif" alt="" /></p>
<p style="text-align: left;">Il secondo grafico mostra la graduale scomparsa di cpu single core a favore delle cpu dual core e quad core.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-cpu.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-238" title="steam-cpu" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-cpu.png" alt="" width="625" height="385" /></a>Il trend degli ultimi 4 mesi mostra un lieve guadagno di Intel e un generale aumento delle frequenze di lavoro sia delle cpu Intel che AMD.</p>
<p style="text-align: left;">Anche l&#8217;adozione di un maggior quantitativo di RAM di sistema sembra evidente:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-ram.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-240" title="steam-ram" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-ram.png" alt="" width="610" height="107" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Infine, passando ai sistemi operativi installati sulle macchine degli utenti Steam, si nota la rapida adozione di Windows 7 32bit e soprattutto 64bit:</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-OS.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-241" title="steam-OS" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/2010/01/steam-OS.png" alt="" width="624" height="148" /></a>Windows 7 sembra aver riscosso un notevole successo. Ad appena due mesi dal lancio ufficiale conta già il 23% degli utenti contro il 45% di XP e il 31% di Vista (entrambi in calo). L&#8217;aumento dei quantitativi di memoria fisica di sistema spinge ovviamente all&#8217;acquisto della versione a 64bit in grado di superare la limitazione dei 3,2GB di RAM del 32bit.</p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;">
]]></content:encoded>
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		<title>Microsoft contrattacca in difesa di IE</title>
		<link>http://www.hwchannel.it/software/129/microsoft-contrattacca-in-difesa-di-ie/</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 09:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[preview]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Cambiare browser non vi farà stare più al sicuro&#8221;. Sembra quasi una minaccia.
Dopo l&#8217;invito della Germania ad abbandonare l&#8217;utilizzo di IE, almeno fino ad un rilascio di una patch, anche la Francia invita ad utilizzare un browser alternativo.
Microsoft non ha intenzione di stare a guardare e pur ammettendo di fronte all&#8217;evidenza che l&#8217;attacco a Google è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/software/129/microsoft-contrattacca-in-difesa-di-ie/" title="Link to Microsoft contrattacca in difesa di IE"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/j4Wle4.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>&#8220;Cambiare browser non vi farà stare più al sicuro&#8221;. Sembra quasi una minaccia.</p>
<p>Dopo l&#8217;invito della Germania ad abbandonare l&#8217;utilizzo di IE, almeno fino ad un rilascio di una patch, anche la<a href="http://www.techradar.com/news/internet/france-teams-with-germany-over-ie-flaws-664420"> Francia</a> invita ad utilizzare un browser alternativo.</p>
<p>Microsoft non ha intenzione di stare a guardare e pur ammettendo di fronte all&#8217;evidenza che l&#8217;attacco a Google è stato causato sfruttando una falla di IE 6, spara a zero sulla concorrenza, dicendo che se gli altri browser non hanno questa falla ne avranno sicuramente delle altre. Benché IE 8 non sia ancora stato soggetto a questo genere di attacchi, il <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/979352.mspx">report</a> di vulnerabilità include IE 6, IE 7 e IE 8 su sistemi operativi XP, Vista e 7.</p>
<p>E Internet Explorer non è di certo tra i più&#8217; sicuri. In effetti da un <a href="http://arstechnica.com/security/news/2009/03/chrome-is-the-only-browser-left-standing-in-pwn2own-contest.ars">contest </a>di hacking di qualche mese fa, che ha visto partecipi IE, Chrome, Firefox e Safari, il più&#8217; robusto si è dimostrato Chrome. Grazie alla sua particolare tecnologia <a href="http://google-chrome-browser.com/new-approach-browser-security-google-chrome-sandbox">Sandbox</a>, gli hacker non sono riusciti ad accedere al sistema operativo attraverso il browser di Mountain View (al tempo ancora in versione beta).</p>
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		<title>Il governo tedesco dice stop ad Internet Explorer</title>
		<link>http://www.hwchannel.it/software/118/il-governo-tedesco-dice-stop-ad-internet-explorer/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 15:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Le085</dc:creator>
				<category><![CDATA[Software]]></category>
		<category><![CDATA[preview]]></category>

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		<description><![CDATA[A causa di una vulnerabilità del browser Internet Explorer, l&#8217;Ufficio Federale Tedesco per la Sciurezza nell&#8217;Information Technology ha sconsigliato l&#8217;utilizzo di Internet Explorer nelle versioni 6,7 e8 consigliando la migrazione a browser alternativi fino ad una patch che risolva il problema. Microsoft ha riconosciuto questa falla ed ha dato indicazioni per minimizzare il rischio nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://www.hwchannel.it/software/118/il-governo-tedesco-dice-stop-ad-internet-explorer/" title="Link to Il governo tedesco dice stop ad Internet Explorer"><img class="wppt_float_left" src="http://www.hwchannel.it/wp-content/uploads/wp-post-thumbnail/XaJLTj.jpg" alt="" title="" width="220" height="120" /></a><p>A causa di una vulnerabilità del browser Internet Explorer, l&#8217;Ufficio Federale Tedesco per la Sciurezza nell&#8217;Information Technology ha <a href="https://www.bsi.bund.de/cln_183/ContentBSI/presse/Pressemitteilungen/Sicherheitsluecke_IE_150110.html">sconsigliato </a>l&#8217;utilizzo di Internet Explorer nelle versioni 6,7 e8 consigliando la migrazione a browser alternativi fino ad una patch che risolva il problema. Microsoft ha riconosciuto questa <a href="http://www.microsoft.com/technet/security/advisory/979352.mspx">falla</a> ed ha dato indicazioni per minimizzare il rischio nel frattempo dell&#8217;uscita dell&#8217;Update.</p>
<p>Il bug in questione, stando a quanto riportato da <a href="http://siblog.mcafee.com/cto/operation-%E2%80%9Caurora%E2%80%9D-hit-google-others/">McAfee</a> potrebbe essere lo stesso che ha permesso l&#8217;attacco di hackers cinesi ad account di Google in seguito alle sue dichiarazioni di non voler più applicare la censura imposta dal governo nel suo motore di ricerca.</p>
<p>Di sicuro queste rivelazioni non aiuteranno Internet Explorer a risollevarsi dalla già difficile situazione. Firefox e Chrome a quanto, oltre ad essersi dimostrati più veloci, sembrano anche offrire all&#8217;utente un maggior grado di sicurezza.</p>
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