Il memory controller è un elemento chiave per le prestazioni del sistema. Deve gestire tutto il flusso di dati e di comandi tra CPU e memoria RAM. Sin dall’uscita nel 2003 dell’architettura K8 di AMD (Athlon 64), si è compreso che avere il memory controller integrato nella cpu abbassa notevolmente i tempi di accesso alla memoria e, di conseguenza, aumenta anche la bandwidth in lettura e scrittura. Ovviamente il memory controller integrato non fu l’unica innovazione dell’architettura K8 ma, senza dubbio, ha contribuito in modo evidente al suo successo.
Ciononostante Intel ha lasciato il memory controller nel NorthBridge ancora per qualche anno. L’architettura Core2 ovviava all’assenza di un memory controller integrato con una migliore gestione dei cache miss e con una cache di secondo livello sensibilmente più grande e veloce rispetto alle precedenti generazioni di CPU. Molte applicazioni che usano un set ristretto di dati e istruzioni non sono quindi influenzate troppo dalle maggiori latenze di accesso alla memoria.
Con l’uscita dell’architettura Nehalem, Intel non ha potuto fare a meno di seguire la strada di AMD per incrementare ulteriormente le prestazioni della sua precedente architettura Core 2. Ecco quindi che nei Core i7 viene introdotto un memory controller triple channel per ram DDR3 e un bus di interconnessione ad alta velocità Quick Path Interconnect per comunicare con altri processori o con il chipset X58. Quest’ultimo si occupa del controllo degli slot Pci Express come accadeva nei vecchi chipset per LGA775.
La piattaforma Core i7 per LGA1156 non ha introdotto sostanziali differenze: il memory controller è dual channel ma la velocità del bus di comunicazione con le ram è maggiore. Il bus di interconnessione con il chipset P55 è il Direct Media Access che ha un bandwidth molto inferiore rispetto al QPI. Le prestazioni rimangono però identiche alla piattaforma LGA1366 poiché gli slot Pci Express delle schede video sono controllati direttamente dalla CPU. Le due piattaforme in effetti, pur essendo differenti, hanno prestazioni pressoché simili. Scegliere tra le due non è affatto facile per l’utente.
La recente introduzione dei processori dual core Clarckdale Core i5 e Core i3 con processo produttivo a 32nm faceva sperare in prestazioni altrettanto buone rispetto alle due precedenti famiglie di cpu. Il dual core non avrebbe penalizzato gli utenti nella maggior parte dei giochi. Per contro la maggior frequenza di lavoro di queste cpu avrebbe permesso un incremento delle prestazioni nelle applicazioni non multithreaded. Ma l’intenzione di Intel è quella di piazzare queste cpu nella fascia media di mercato e in qualche modo ci è riuscita togliendo il memory controller integrato dalla cpu vera e propria. I nuovi processori Clarkdale integrano infatti due chip: uno è il die della cpu e l’altro è un chip che contiene una gpu di modeste prestazioni, il memory controller e il controller degli slot Pci Express. I due chip sono in comunicazione internamente con qualcosa di simile a un bus QPI ma è evidente che è una soluzione molto più lenta rispetto ad un memory controller integrato direttamente nella Cpu. Il risultato è che i tempi di accesso alla memoria sono quasi comparabili a quelli che si avevano su intel Core 2 con memory controller nel NorthBridge. In pratica il miglioramento architetturale rispetto al Core 2 si riduce ad aver avvicinato il chipset alla CPU. Ben poca cosa rispetto a ciò che si sarebbe potuto ottenere utilizzando il memory controller dei core i7. Beninteso, questa nuova famiglia di CPU sono lungi dall’essere poco performanti. Le frequenze elevate di lavoro consentono di avere comunque ottime prestazioni. E’ sicuro però che Intel poteva fare di meglio. Perché non l’ha fatto? Probabilmente perché AMD non è in grado di competere in termini di prestazioni su questa fascia e Intel cerca di differenziare il più possibile il suo mercato in modo da far cambiare CPU più spesso, sfornando diverse architetture contemporaneamente.
L’assenza di concorrenza si fa sentire anche in un’altra fascia di mercato, quella dedicata ai netbook. Intel ha recentemente lanciato la nuova architettura Pine Trail basata su processori atom. La nuova piattaforma ha eliminato il Chipset 945GSE, addirittura più esoso in termini di consumi dello stesso atom, per ospitare il chip grafico ed il memory controller direttamente nella cpu. Benché a differenza di Clarkdale i chip si trovino in un unico die, internamente sono separati da un’interfaccia FSB. Il risultato è che il miglioramento di prestazioni rispetto a ciò che ci si aspetterebbe con un memory controller integrato nella cpu è veramente esiguo. Di fatto Intel non ha voluto investire per riprogettare l’intera architettura dell’atom e si è limitata ad integrare il chipset nel die. Sebbene i consumi siano estremamente inferiori alla precedente architettura, le prestazioni dei nuovi netbook con Pine Trail rimarranno sempre molto esigue. Questo va a vantaggio dei produttori di computer portatili che vogliono che il netbook non diventi un sostituto del notebook, ma piuttosto un accessorio in più da acquistare. D’altra parte l’assenza di una vera concorrenza per l’Atom inibisce la necessità di Intel di progettare e produrre qualcosa di più performante. Ancora una vola a rimetterci è l’utente.









