Quando due colossi dei semiconduttori decidono di creare una joint venture per la fabbricazione di memoria Flash, vuol dire che non ce n’è più per nessuno. Intel e Micron hanno fondato IM Flash Tecnologies (IMFT) nel 2006. Intel, leader nel settore delle CPU, non voleva certo perdersi un mercato come quello delle memorie Flash. Il crescente numero di dispositivi portatili, soprattutto smartphone, e le grandi possibilità nel mondo desktop, dove le prestazioni degli SSD promettono di surclassare i vecchi hard disk a piatti magnetici, costituiscono un mercato in forte crescita fonte di grandi guadagni. Micron, dal canto suo, era già leader nel campo delle memorie, ma la partnership con Intel la mette in una posizione favorevole nei confronti della rivale Samsung.
Grazie alla collaborazione tra queste due grandi aziende IMFT si appresta a lanciare la produzione di chip di memoria flash MLC (2bit per cella) da 64 Gigabit (8 Gigabyte), costruiti con processo produttivo a 25nm. Samsung è ancora ancorata alla produzione a 34nm e IMFT dichiara di essere in vantaggio di almeno un anno sulla concorrenza. Produrre a 25nm significa ottenere rese maggiori, consumi minori (per i dispositivi portatili non è irrilevante) e soprattutto costi minori. Ovviamente cambiare processo produttivo significa fare un grosso investimento per ammodernare tutti gli impianti. Intel e Micron sono sicuri di rientrare con le spese vendendo un maggior volume di dispositivi grazie al vantaggio accumulato su Samsung.
Presto quindi vedremo grandi quantitativi di memoria sia per SSD (probabilmente prodotti con capacità fino a 600GB), sia per dispositivi portatili come smartphone e lettori mp3. La speranza è che i minori costi di produzione incentivino un calo di prezzi dei prodotti stessi, permettendo finalmente di trovare degli SSD a buon mercato. O almeno a prezzi che ne giustifichino l’acquisto rispetto agli hard disk tradizionali.


