I risultati del sondaggio “Sai cos’è il cloud computing?” sembra mostrare una buona conoscenza di questa “nuova” tecnologia. In realtà lo scarso numero di votazioni mi fa pensare che una buona parte di chi non fosse a conoscenza dell’argomento si sia astenuta dal partecipare al sondaggio. Mi sembra comunque doveroso fare una breve introduzione al Cloud computing prima di parlare in modo piu’ dettagliato di Google Chrome OS.
Il Cloud Computing non è una vera e propria tecnologia. Si può dire che è più che altro un’idea che può essere realizzata con diverse tecnologie. Il principio di fondo è di utilizzare internet per sfruttare risorse hardware e software situate in remoto. Ciò significa che nel momento in cui utilizziamo un’applicazione basata sul cloud computing, essa non sarà in esecuzione direttamente sul nostro pc, ma il grosso dei calcoli sarà eseguito su un altro computer, generalmente un server in grado di servire un buon numero di utenti. La nuvola (Cloud) è il modo in cui a volte viene rappresentato Internet. E ‘ stato quindi proprio il concetto di utilizzare risorse dislocate in un posto qualunque della rete, a dare il nome al cloud computing. Inizialmente potrà sfuggirvi l’utilità si questo servizio ma probabilmente vi sarà già capitato di utilizzarlo. In effetti i Web Server molto spesso compiono qualcosa di molto simile. Ma proviamo ad essere un po’ più specifici. Ci sono tre diverse tipologie, o sarebbe meglio dire livelli, di cloud computing:
- Livello applicativo: Software as a Service (SaaS)
- Livello di piattaforma: Platform as a Service (PaaS)
- Livello di infrastruttra: Infrastructure as a Service (IaaS)
Il primo livello di Cloud Computing (SaaS) si limita ad offrire un servizio a livello applicativo. Un esempio può essere appunto un WebServer che elabora i dati forniti dall’utente (tipicamente attraverso un browser) e restituisce i risultati di tale elaborazione, oppure che è in grado semplicemente immagazzinare dei dati. Da questo punto di vista anche Facebook o Myspace (e perché no, XtremeShack), offrono un servizio di cloud computing permettendo di archiviare le nostre foto su un server remoto. Analizzeremo in seguito i problemi di sicurezza, accessibilità ed affidabilità che riguardano questi servizi. Il secondo livello di cloud computing (PaaS), mette a disposizione un’intera piattaforma, a partire dal livello applicativo fino ad arrivare al sistema operativo vero e proprio che gira sul computer remoto, eventualmente in virtualizzazione. Su questa piattaforma sarà possibile utilizzare diversi applicativi, e in alcuni casi installarne da remoto di nuovi. Il terzo livello ha accesso direttamente alle risorse hardware di un computer e permette di allocare risorse a piacimento secondo le proprie necessità. Una tecnologia simile all’Infrastructure as a Service è il Grid Computing (come Boinc e relativi progetti quali World Community Grid). Questa tipologia differisce per un diverso livello di utilizzo delle risorse hardware. Il calcolo distribuito basato su Grid computing tende infatti ad utilizzare tutte le risorse messe a disposizione, a volte allontanandosi dal concetto di fornire un vero e proprio servizio, puntando soltanto al completamento di un calcolo troppo complesso per un’unica postazione hardware. L’analogia con il cloud computing di terzo livello sta quindi soltanto nell’utilizzare risorse hardware dislocate in diverse parti della rete.
E’ ovvio che la definizione di cloud computing è piuttosto vaga, nel senso che può presentarsi sotto forme radicalmente diverse. Emergono comunque dei concetti che prescindono dalla tipologia di cloud computing e dalla specifica applicazione. Uno dei vantaggi principali è che l’utente non ha più necessità di un hardware potente per poter eseguire le operazioni. I calcoli vengono decentralizzati e all’utente vengono forniti soltanto i risultati delle operazioni richieste. In questo modo è possibile risparmiare sull’acquisto dell’hardware che diventa soltanto un problema del fornitore di servizi, che però è in grado di allocare le risorse in modo più efficiente, fornendo contemporaneamente lo stesso servizio a diversi utenti. Sta poi al gestore del provider decidere come recuperare tale spesa. La maggior parte delle aziende professionali forniscono servizi a pagamento per utenze a sua volta professionali. Per il mercato consumer di massa è invece più difficile offrire servizi a pagamento e la strategia vincente è quella di recuperare le spese attraverso la pubblicità. Ovviamente ciò diventa remunerativo solo se si riesce a fornire della pubblicità molto mirata, cosa che a colossi come google e facebook riesce piuttosto facilmente grazie alle innumerevoli informazioni che hanno sui propri utenti. L’altro vantaggio non indifferente è la possibilità di accedere a queste applicazioni e a questi contenuti da qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi computer. La rottura del nostro computer non ci impedirà di poter accedere ai dati (a patto di averne un altro a disposizione), che saranno “ben” custoditi in un server dedicato.
Un dubbio sorge spontaneo: perché quel “ben” è tra virgolette? Quali sono i problemi di un tale approccio? Se ne potrebbe fare una lunga lista, ma effettivamente tutto dipende da come il provider decide di porvi rimedio. Citiamo per prima cosa il problema della privacy, non tanto perché è il primo in ordine di importanza, ma perché è quello di cui ci si preoccupa di più in questo periodo. E’ ovvio che dal momento in cui mettiamo i nostri dati in mano ad un provider, questo sarà inevitabilmente in grado di analizzarli ed utilizzarli per lo meno all’interno del suo sistema. Tutto dipende dal livello di garanzia di segretezza che il gestore di servizi ci offre. Al di là delle possibili falle di Internet su cui le informazioni viaggiano, sperabilmente tappate dalle numerose estensioni per la sicurezza dello stack protocollare TCP-IP, rimane il problema che il provider stesso può essere soggetto ad attacchi mirati, e la protezione delle informazioni diventa tanto più fondamentale e costosa quanto più sono importanti i dati gestiti. Al di là di questi problemi di sicurezza, ci sono gli inevitabili problemi di affidabilità e di disponibilità del servizio. Dal momento in cui i nostri dati si trovano esclusivamente su un server remoto, è chiaro che se andassero persi sarebbe impossibile recuperarli e il danno sarebbe enorme anche per un utente domestico. Questo problema è “facilmente” aggirabile replicando i dati in diversi hard disk e possibilmente in diverse postazioni nel mondo, in modo che un danno fisico ad una particolare webfarm non comporti la perdita di tutti i dati ivi presenti. L’altro problema di disponibilità del servizio è di natura molto simile: un problema di natura hardware o software potrebbe compromettere il funzionamento di un server, rendendo impossibile agli utenti l’accesso ai servizi offerti. Ovviamente anche questo problema può essere risolto in modo analogo al precedente, replicando le infrastrutture che dovranno offrire i servizi all’utente.
I problemi sono dunque molteplici e aggirabili soltanto a patto di investire molto nelle infrastrutture e nel software. Fornire questo tipo di servizi è quindi tanto più dispendioso quanto sarà maggiore il grado di sicurezza e affidabilità offerto all’utente. A questo punto viene da chiedersi: “come può un simile servizio essere gratuito e basarsi soltanto sulla pubblicità? Nel futuro dovremo aspettarci una maggiore diffusione di questi tipi di servizi anche per gli utenti domestici? Che grado di affidabilità sarà possibile garantire a costo zero per l’utente?”. Difficile rispondere a priori a questi interrogativi. Il cloud computing è ancora agli albori e solo tra qualche anno sarà possibile capire se questo fenomeno avrà effettivamente successo. Intanto mettiamo queste informazioni nel nostro bagaglio culturale, pronti a rispolverarle quando se ne presenterà l’occasione. Le rinfrescheremo tra qualche giorno, parlando di Google Chrome OS
Per il prossimo sondaggio vi chiederemo un parere sulle nuove schede video Nvidia Fermi di cui si parla molto molto in questi giorni, ma di cui molti dettagli sono ancora oscuri, nonostante il lancio forse imminente.




